Il rallentamento dell'Eurozona è "superiore a quanto previsto", ha detto Draghi

Il rallentamento della crescita dell'area euro è "superiore a quanto avessimo previsto in precedenza", a causa della "debolezza del commercio internazionale in un ambiente di persistenti incertezze legate alle politiche protezionistiche e ai fattori geopolitici". Lo dice il presidente della Bce, Mario Draghi, durante la sua ultima audizione dinanzi alla commissione Affari economici del Parlamento europeo.

Draghi ha sottolineato che i paesi che "hanno un settore manifatturiero relativamente grande sono più vulnerabili a qualsiasi svolta del ciclo economico globale", come la Germania che "è oggi uno dei membri dell'area dell'euro piu' colpiti dal rallentamento". "Dall'inizio dell'anno - ha detto Draghi - la dinamica di crescita dell'area dell'euro ha subito un forte rallentamento, più di quanto avessimo previsto in precedenza. Si prevede che la crescita del PIL reale sarà dell'1,1% nel 2019, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto alle proiezioni di dicembre 2018 e dell'1,2% nel 2020, in calo di 0,5 punti percentuali rispetto alle proiezioni di dicembre. Questo rallentamento è principalmente dovuto alla debolezza del commercio internazionale in un ambiente di persistenti incertezze legate alle politiche protezionistiche e ai fattori geopolitici".

Questi fattori, secondo il presidente della Bce, "stanno pesando sempre più sul sentimento economico e, in particolare, sul settore manifatturiero, che è più orientato al commercio ed esposto alle influenze straniere. Naturalmente, i paesi che hanno un settore manifatturiero relativamente grande sono più vulnerabili a qualsiasi svolta del ciclo economico globale. La Germania, ad esempio, rappresenta il 28% del PIL dell'area dell'euro, ma fino al 39% del valore aggiunto manifatturiero dell'area dell'euro. Di conseguenza, la Germania è oggi uno dei membri dell'area dell'euro più colpiti dal rallentamento".

L'economia della zona euro non mostra nessun segno convincente di rimbalzo della crescita, ha proseguito Draghi. "In prospettiva, i dati recenti e gli indicatori in prospettiva futura come i nuovi ordini nel settore manifatturiero non mostrano segni convincenti di un rimbalzo della crescita nel prossimo futuro e i rischi per le prospettive di crescita rimangono orientate al ribasso". "Più a lungo persiste la debolezza nella produzione - ha proseguito - e maggiori sono i rischi che altri settori dell'economia saranno vengano dal rallentamento".

I paesi che hanno spazio di bilancio devono "agire in modo efficace e tempestivo", mentre quelli che invece hanno un debito pubblico elevato devono perseguire "politiche prudenti", ribadisce il presidente della Bce. In una fase di crescita lenta, ha detto Draghi, "la politica fiscale deve dare un contributo più decisivo: alla luce dell'indebolimento delle prospettive economiche e della continua rilevanza dei rischi al ribasso, i governi con uno spazio fiscale" "dovrebbero agire in modo efficace e tempestivo. Laddove è garantita la sostenibilità fiscale, la potenziale efficacia della politica di bilancio anticiclica è rafforzata nell'attuale contesto, dato che i moltiplicatori fiscali sono piu' elevati in un contesto di bassi tassi di interesse".

"Allo stesso tempo - ha aggiunto il presidente della Bce - i governi dei paesi con elevato debito pubblico dovrebbero perseguire politiche prudenti e realizzare obiettivi di equilibrio strutturale".