Il rapporto burrascoso tra Moscovici e l'Italia

Giandomenico Serrao

Un rapporto scoppiettante quello tra il governo italiano e il commissario agli Affari economici della Commissione Ue, Pierre Moscovici. In realtà, il picco della tensione si è raggiunto nei 14 mesi del governo gialloverde, il Conte I, mentre nel restante periodo del suo mandato il commissario ha avuto un'intesa discreta con i governi Renzi e Gentiloni. Al di là di qualche 'letterina' di raccomandazione a tenere deficit e debito sotto controllo. Oggi il commissario prima di passare il testimone a Paolo Gentiloni ha fatto una sintesi dei suoi 5 anni. "Sono qui per l'ultimo viaggio come commissario. Sono voluto venire in Italia per due ragioni: perché amo l'Italia e perché l'Italia è un paese essenziale per l'Ue, come l'Ue è essenziale per Italia", ha sottolineato.

Poi la stoccatina ai 'vecchi amici' Salvini e Di Maio: "Questo governo mi sembra più spontaneamente orientato al rispetto delle regole", ha aggiunto Moscovici. "Ho lavorato bene anche con il precedente governo", ha spiegato, aggiungendo che però "non e' mai stato un mistero che io e Salvini non siamo mai andati d'accordo". Ed effettivamente è vero. Cosi' come è vero che anche con l'altro vicepremier del Conte I, Luigi Di Maio, non sono state rose e fiori.

Andiamo a vedere le tappe di questo rapporto difficile.

Gennaio 2018

Il 16 gennaio c'è ancora il governo Gentiloni ma i sondaggi parlano chiaro: le forze populiste e sovraniste sono in vantaggio nella sfida elettorale del 4 marzo e Moscovici annovera l'Italia tra i rischi dell'anno appena iniziato. "L'Italia  tra i rischi del 2018" per l'Ue. In una conferenza stampa a Parigi, Moscovici parla di vari Paesi europei con una situazione "complicata" e tra questi cita Paesi come Germania, Spagna e Italia, dove a impensierire e' l'incognita governabilità dopo le elezioni. Poche ore dopo il commissario rettifica quella dichiarazione dando la colpa a una traduzione infelice.

In ogni caso le affermazioni fanno rumore ma Di Maio indossa le ali della colomba e afferma che "non bisogna andare allo scontro" con l'Unione europea, "bisogna dialogare. Noi vogliamo solo far valere il peso contrattuale dell'Italia, è il momento di contare di piu'". Ma pochi giorni dopo Moscovici torna all'attacco. "Con un deficit oltre il 3% l'Italia non cresce", ammonisce per poi ammorbidire il tiro. "Io sono amico dell'Italia e lo dimostra la flessibilità" di cui ha goduto.

Marzo 2018

Arriviamo a marzo, subito dopo le elezioni politiche che hanno decretato la vittoria del M5S ancora non alleato della Lega. Moscovici dice di essere "sereno sulla situazione politica".

Di Maio accoglie bene il ramoscello d'ulivo teso dal commissario. "Tutte le forze politiche sono chiamate" ad atti di "responsabilità". "Mi fa piacere che un esponente della Commissione europea come Moscovici abbia detto che non è preoccupato, c'è bisogno di messaggi distensivi", osserva. A fine mese il ramoscello del commissario si fa un po' più pesante: "Nessuna interferenza ma l'Italia rispetti le regole".

Settembre 2018

Il governo giallorosso ha visto la luce da pochi mesi (giugno) e la tensione tra Governo e Ue è ormai molto alta. Gli scontri sulla legge di stabilità con le misure bandiera di M5s e Lega (reddito di cittadinanza e quota 100) sono all'ordine del giorno. Il 13 settembre Moscovici sbotta e dice che l'ondata di populismo in Europa fa "paura". Riprendendo un parallelo fatto da Juncker tra il periodo attuale e il 1913, alla vigilia del primo conflitto mondiale, Moscovici, di origine ebraiche romene, si riporta agli anni '30.

"Quando dico che ho paura è pensando a quegli anni, certo non dobbiamo esagerare, non c'è Hitler, ma per quanto riguarda dei piccoli Mussolini, questo resta da verificare". Un allusione al ministro dell'Interno, Matteo Salvini, "il più nazionalista" dei ministri dell'Interno, "dal momento che il suo Paese ha più di tutti bisogno della solidarietà europea. Non sono paralizzato, ma bisogna reagire", aggiunge. 

Immediata la replica del diretto interessato. "Il commissario Ue Moscovici, anziché censurare la sua Francia che respinge gli immigrati a Ventimiglia, ha bombardato la Libia e ha sforato i parametri europei, attacca l'Italia e parla a vanvera di tanti piccoli Mussolini in giro per l'Europa. Si sciacqui la bocca prima di insultare l'Italia, gli italiani e il loro legittimo governo", tuona Salvini. A supporto dell'alleato di governo interviene Di Maio che definisce quelli di Moscovici "atteggiamenti insopportabili".

A fine mese il dibattito torna sui binari economici e finanziari. Questa volta è Di Maio ad attaccare Moscovici: non ci venga a fare la morale. "Moscovici è il commissario europeo per gli Affari Economici e Finanziari, questo non gli dà assolutamente il diritto di dire all'Italia, Paese sovrano, cosa deve fare con i suoi soldi". Il commissario replica: "Non abbiamo nessun interesse a una crisi tra la Commissione e l'Italia, nessuno ha interesse. L'Italia è un paese importante della zona euro. Ma non abbiamo nemmeno interesse a che l'Italia non rispetti le regole, perché il debito italiano resta esplosivo".

Ottobre 2018

Ma 3 giorni dopo Di Maio riprende la sciabola e accusa Moscovici di fare terrorismo. "Cerchiamo di raffreddare la situazione - risponde il commissario - ho visto che Luigi Di Maio mi accusa di terrorismo o di terrorizzare i mercati: non ha senso. Io svolgo il mio ruolo e il mio ruolo come commissario è fare in modo che le regole, che sono comuni a tutti, siano rispettate da tutti". Il 3 ottobre parte un'altra cannonata da Bruxelles verso Roma: "Gli italiani hanno scelto un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, sta cercando di sbarazzarsi degli obblighi europei".

Immediata la risposta del M5S. "Se oggi l'Europa non gode della fiducia dei cittadini europei è proprio a causa della pochezza politica di chi fino ad oggi ha rappresentato l'Ue e dei danni consapevolmente provocati all'Europa intera con le loro politiche fallimentari", dicono i componenti M5s della commissione Bilancio della Camera. Il giorno dopo, il 4 ottobre, non pago, Moscovici sfodera il bazooka. L'esistenza dell'Europa è "per la prima volta nella sua storia minacciata", l'Ue "può implodere" a causa dei leader di estrema destra, Matteo Salvini, Marine Le Pen o Viktor Orban", profetizza.

Una settimana dopo, a Bali, in occasione del meeting annuale del Fmi, Moscovici torna colomba e parlando della manovra italiana afferma: "Non vogliamo entrare in conflitto con l'Italia". Ma poche ore dopo bolla Salvini come di "estrema destra come madame Le Pen". A ottobre scoppia la polemica delle scuole di Lodi, comune a guida leghista, che chiede ai bambini stranieri documenti aggiuntivi rispetto agli italiani per accedere alle mense scolastiche.

Questo fatto di cronaca che nulla ha a che fare con il dibattito sulla 'manovra del popolo' scatena la sorpresa di Moscovici che si dice "scioccato" dall'iniziativa. Salvini gli raccomanda di preoccuparsi "del suo governo (quello francese, ndr), che scarica di notte gli immigrati nei boschi italiani". Il 23 ottobre la Commissione Ue annuncia la bocciatura della manovra italiana. L'eurodeputato della Lega, Angelo Ciocca, si toglie una scarpa e la strofina sulle carte di Moscovici. "A Strasburgo ho calpestato (con una suola Made in Italy!!!) la montagna di bugie che Moscovici ha scritto contro il nostro paese!!!", scrive su Twitter pubblicando il video. Il commissario lo definisce "provocatore e fascista".

"È gente che attacca la democrazia basata sulle regole sul rispetto delle istituzioni e sulla liberta'", osserva Moscovici. Lo stesso Salvini appare un po' perplesso sulla 'marachella' del suo eurodeputato e interpellato sul fatto risponde: "Io lavoro con i fatti e gli atti, le scarpe me le tengo ai piedi che è meglio cosi'". Il 26 ottobre lo scontro torna sulla manovra. Se Matteo Salvini vuole "prima gli italiani" deve modificare la manovra perché con la versione attuale ci sarà "un soffocamento della crescita" e "non è un bene per il popolo" che pagherà il conto sul debito, dice Moscovici.

Novembre 2018

Il 5 novembre Di Maio risponde sempre a Moscovici che aveva parlato di "governo illiberale". "Noi siamo la seconda forza manifatturiera in Europa, quando il suo Paese arriverà al nostro livello potrà farci uno squillo e vediamo se siamo illiberali oppure no", afferma il vicepremier grillino. A fine novembre gli scontri sulla manovra del popolo salgono ancora. Il commissario si dice "pronto al dialogo con l'Italia" ma respinge l'idea di una "trattativa da mercante di tappeti". L'accostamento fa sobbalzare Salvini che tuona: "Il popolo italiano non è un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua a insultare l'Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta: la pazienza è finita".

Dicembre 2018

La querelle finisce a dicembre. Italia e commissione trovano l'accordo sul deficit al 2,04% (invece del 2,4%) la manovra può essere approvata. Il clima natalizio rende tutti più buoni e Salvini fa gli auguri e un pronostico che non si avvererà. "A Natale faccio gli auguri a Moscovici e a tutti. Ai vertici europei dico che a maggio si cambia, penso proprio che gli italiani finalmente cambino". Il resto è storia recente, ad agosto il governo gialloverde cade, a settembre nasce il Conte II, e Moscovici gli dà il benvenuto: "Come sempre saremo flessibili con l'Italia".