Il ritorno dell'influenza insieme al Covid? Potrebbe essere più impattante del previsto

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- (Photo: ALBERTO PIZZOLI via AFP via Getty Images)
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La stagione influenzale è vicina e, dopo la scarsa incidenza registrata lo scorso anno grazie all’azione riflessa delle misure di contrasto alla pandemia, il suo ritorno in accoppiata col Covid potrebbe rivelarsi più impattante del previsto. Lo dicono gli esperti. A metà febbraio 2021, l’Italia contava 1 milione e 600 mila cittadini colpiti dal virus stagionale: un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando i casi erano 5,6 milioni. Ma perché ora il rischio è più elevato? Scopriamolo insieme.

La bassissima incidenza dell’anno passato “non deve trarci in inganno. Abbiamo avuto pochissimi casi di malattie respiratorie, raffreddori e problemi respiratori dovuti a batteri perché erano attive tutte le misure anti-Covid, dalla mascherina al lavaggio delle mani, ed erano chiuse molte attività sociali e anche la scuola. Ecco che, se la circolazione del virus è stata ridotta, questo potrebbe essere un boomerang tra un mese”, spiega il dottor Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) interpellato dall’Adnkronos. Il medico sottolinea inoltre che “quest’anno, visti i pochi casi dell’inverno passato, c’è una grossa fetta che non ha anticorpi residui e potrebbe essere più suscettibile al virus. Per questo l’influenza 2021-2022 potrebbe essere più impattante”.

Già in aprile, esperti interpellati dal New York Times avvertivano: “Nei prossimi mesi - mentre milioni di persone torneranno sui mezzi pubblici, nei ristoranti, nelle scuole e negli uffici - i focolai di influenza potrebbero essere più diffusi del normale, o potrebbero verificarsi in periodi insoliti dell’anno. Ma è anche possibile che, riemergendo, il virus influenzale possa rivelarsi meno pericoloso, non avendo avuto l’opportunità di mutare ed evolversi durante questa pausa”. Richard Webby, virologo presso il St. Jude Children’s Research Hospital di Memphis interpellato dal giornale americano, sottolineava che ci troviamo “in un territorio inesplorato. Non abbiamo mai avuto una stagione influenzale dai numeri tanto bassi. Non è chiaro quali potrebbero essere le potenziali implicazioni”.

Perciò è necessario essere preparati: cittadini, imprese e scuole dovranno adoperarsi per proteggere la salute pubblica e la produttività economica dal potenziale danno che l’influenza potrebbe generare in accoppiata col Covid. È questo il monito che da oltreoceano lancia Scott Gottlieb, medico ed ex commissario della Food and Drug Administration (FDA), agenzia americana del farmaco. La ricetta da seguire secondo lui? Vaccinarsi contro entrambi i virus, adattare le nostre attività lavorative e ricreative, non dimenticare l’importanza delle norme anti-contagio e del distanziamento.

Sulle pagine di The Atlantic, l’ex commissario FDA prosegue ricordando che “in una società ampia, aperta e globalmente connessa come la nostra, arrivare all’obiettivo ‘zero Covid’, perseguito da Australia e Nuova Zelanda, è politicamente irrealistico e biologicamente non plausibile... SARS-CoV-2 diventerà un virus endemico (malattia costantemente presente o molto frequente in una popolazione o territorio per cause varie, ndr), insieme agli altri quattro ceppi di coronavirus che circolano tra noi”. Ma, viene specificato, “mentre gli altri quattro coronavirus in genere causano poco più del comune raffreddore, è probabile che SARS-CoV-2 rimanga una minaccia più seria anche dopo che il virus sarà diventato principalmente un patogeno stagionale e farmaci e vaccinazioni ne avranno limitato i danni. Il virus diventerà una minaccia persistente almeno alla pari dell’influenza annuale, una minaccia che, sebbene apparentemente di routine, metterà a dura prova i sistemi sanitari, le imprese e le scuole ogni inverno”.

Allora come affrontare l’azione combinata influenza-Covid nel futuro? Per l’ex commissario FDA, la nostra società non potrà rimanere impassibile davanti al rischio di danni alla salute pubblica e alla produttività economica. La ricetta, sottolinea, sarà “adattare le nostre attività lavorative e ricreative per trasformare un virus onnipresente in un rischio gestibile”, facendo in modo che la politica abbandoni le divisioni sulla gestione sanitaria.

I dati citati dall’esperto sull’impatto negativo che la produttività nazionale potrebbe riscontrare parlano chiaro: uno studio Usa del 2018 ha stimato che il costo economico dell’influenza supera gli 11 miliardi di dollari l’anno, compresi i costi indiretti derivanti dalla perdita di produttività. Altre stime hanno calcolato un onere totale che può superare gli 80 miliardi di dollari. Inoltre, alcuni sondaggi realizzati in era pre-Covid, hanno stimato che il numero medio di giorni lavorativi persi a causa dell’influenza da 3,7 a 5,9 giorni per caso diagnosticato. Se la “minaccia patogena” diventa duplice, il calcolo è presto fatto.

Dunque, quali saranno le soluzioni pratiche per evitare danni ancora maggiori? L’impatto sulla produttività richiederà alle scuole e alle imprese di rafforzare le proprie difese contro i virus respiratori. Gottlieb scrive che, per esempio, gli edifici pubblici, le scuole e le sedi delle aziende dovranno subire lavori di ristrutturazione per migliorare l’areazione degli ambienti con sistemi di trattamento e filtraggio dell’aria.

Ma questi sono interventi che richiederanno più tempo. Per ridurre la minaccia cumulativa dei due patogeni nell’immediato, si legge su The Atlantic, “durante il picco di influenza stagionale e Covid, le aziende potrebbero favorire il telelavoro a ridurre le presenze in ufficio. Le conferenze potrebbero essere spostate a mesi in cui i patogeni respiratori sono meno prevalenti. Le aziende potrebbero fare uso più ampio delle videoconferenze per evitare affollamento nelle sale conferenze”.

Accanto a queste misure, rimangono imprescindibili l’attenzione all’igiene personale e il supporto fornito dalla scienza e dalla medicina. Gottlieb sottolinea infatti come “la riduzione di queste minacce debba iniziare con ancora maggiori sforzi per vaccinare le persone, sia contro l’influenza che contro il Covid”. Intanto, insieme alle immunizzazioni anti-Covid e alla somministrazione delle terze dosi per i soggetti fragili, anche l’Italia si prepara alla campagna antinfluenzale che partirà tra meno di un mese, come l’anno scorso in anticipo a causa della pandemia.

Il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, all’HuffPost ha ricordato: “Vaccinarsi contro l’influenza è sempre importantissimo. Se nel 2020 l’epidemia di influenza ha fatto registrare tassi di contagio molto bassi giovandosi dell’effetto delle misure anti-Covid, quest’anno la situazione è differente: la maggiore libertà potrebbe favorire un ritorno. Maggiore attenzione, come sempre, deve essere prestata da over 60 e soggetti fragili. Va anche ricordato che i dati di efficacia dimostrano l’opportunità della vaccinazione antinfluenzale in termini di diagnosi differenziale rispetto al Covid-19: un elemento che può essere di grande aiuto per i medici e per la gestione ospedaliera dei pazienti. Inoltre, nel caso specifico, sembra che vaccinarsi contro l’influenza possa aumentare le difese nei confronti del Covid”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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