Il rush di Conte per arginare l'impatto economico del coronavirus

Paolo Molinari

Mettere subito in campo, già da questa settimana, un pacchetto di misure per contrastare l'impatto del coronavirus sull'economia italiana. Con questo obiettivo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riunisce attorno al tavolo di Palazzo Chigi i capi delegazione dei partiti di governo e poi i capigruppo di maggioranza e opposizione in Parlamento.

Due incontri serali martedì ai quali seguiranno quelli di mercoledì con i ministri e, forse, con i governatori delle regioni. Quella per la tenuta del sistema economico è una preoccupazione almeno pari a quella per la salute pubblica: ordinativi e disdette, unitamente ai dati previsionali sulla crescita (non solo italiana) non consentono temporeggiamenti.

Il premier, dunque, è determinato a fare presto. Ma anche bene: ecco la ragione per cui ha deciso di raccogliere le proposte che arriveranno dalle forze politiche, nessuna esclusa, per poi trovare una sintesi che possa rimettere in piedi l'Italia quando la crisi sanitaria sarà ormai alle spalle.

La prima mossa da fare è sullo scacchiere europeo. Conte dovrà riuscire a convincere i partner a concedere flessibilità sul deficit: "Chiederemo di poterlo fare, in accordo con le autorità europee - ha già detto il presidente del Consiglio - Con un terzo intervento, ancora più complessivo e sistematico, faremo ripartire l'intera economia, con un'accelerazione della spesa per investimenti e una poderosa opera di semplificazione".

Al tavolo, intanto, sono arrivate le proposte dei partiti. Il Partito democratico punta forte sulle risorse da investire nella sanità e, quindi, assunzione di medici e ricercatori; ammortizzatori sociali, anche per categorie che non ne hanno accesso come professionisti e operatori del settore turistico-alberghiero; rilancio degli investimenti e infrastrutture.

Il Movimento 5 Stelle mette l'accento sull'istituzione di un fondo di salvaguardia per le aziende in crisi, indennizzo con credito d'imposta per tutti i settori con perdite di fatturato e sull'esonero contributivo per mantenere i livelli occupazionali dei settori in crisi.

L'idea di Matteo Renzi è, invece, quella di prevedere "un anno sabbatico" per le aziende che non ce la fanno a pagare i mutui. Si tratta, in pratica, di chiedere all'Europa un meccanismo che rafforzi le banche in modo che queste possano rinunciare, per tutto il 2020, al pagamento dei mutui dovuti dalle aziende. Un provvedimento che il leader di Italia Viva vorrebbe estendere a tutto il territorio nazionale. Si parte in ogni caso dal primo decreto messo in campo dal governo e che stanzia 3,6 miliardi per le prime misure. Da Italia Viva fanno sapere di attendere che queste risorse siano spese presto e bene.

Al Consiglio dei Ministri di giovedì mattina, dovrebbe arrivare la relazione in cui si chiede più deficit all'Europa e, nella stessa giornata, la relazione potrebbe essere sottoposta al voto di Camera e Senato. E in un nuovo Consiglio, da tenersi venerdì o all'inizio della prossima settimana, potrebbe invece essere approvato il secondo decreto legge per le misure economiche volte ad aiutare le aziende colpite dagli effetti dell'epidemia.