Il salto triplo di Scoma che abbraccia Salvini e sogna Palermo

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Stefania Prestigiacomo e Francesco Scoma arrivano alla Camera per la riunione con gli eletti di Forza Italia, Roma, 14 marzo 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI (Photo: Riccardo AntimianiANSA)
Stefania Prestigiacomo e Francesco Scoma arrivano alla Camera per la riunione con gli eletti di Forza Italia, Roma, 14 marzo 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI (Photo: Riccardo AntimianiANSA)

“Non sono un trasformista, ritorno da dove ho iniziato”, si affretta a dichiarare la new entry leghista Francesco Scoma, eletto in Forza Italia nel 2018, passato in Italia Viva nel 2020, approdato da Salvini in queste ore. Che vuoi che siano un paio di cambi di casacca a fronte dei duecentosessantasette dall’inizio della legislatura (dati Openpolis, 11 settembre), di cui 119 solo nell’ultimo anno, un record.

D’altra parte che ci fossero forze fresche in arrivo non solo dal centrodestra lo aveva annunciato lo stesso leader del Carroccio in pieno scouting per elaborare l’addio della pasionaria no vax Francesca Donato. E sono superati i tempi in cui Salvini tuonava contro “i Verdini e gli Scilipoti” con parole un po’ così: “Se vieni eletto in Parlamento con quel partito e cambi, te ne vai a casa, ti togli dalle palle, e molli la poltrona”.

Di Salvini, Scoma condivide “l’approccio politico” mentre non è affatto deluso da Renzi, che “resta un politico di livello”; semmai il problema è che il deputato palermitano non nutre più speranza per il progetto politico centrista, “che non è mai partito”.

Quella di affrescare con larghe pennellate politiche il proprio nuovo posto nel mondo è antica e nobile arte, che Scoma non disdegna. Così vale la pena ricordare quello che lo stesso disse a Repubblica Palermo lasciando Silvio Berlusconi (“uomo, politico e imprenditore straordinario”): ”È una decisione sofferta, ma in Forza Italia non esiste più dialettica politica, non esiste più dialogo”.

Nel mirino allora c’era l’assenza di partecipazione e soprattutto il plenipotenziario Gianfranco Miccichè “chiuso nel suo fortino”. Nell’obiettivo di Scoma oggi c’è il “sindaco in fuga” Leoluca Orlando e il suo posto a Palazzo delle Aquile. Il voto è nel 2022. Intanto dalla Sicilia arriva qualcosa in più di un monito. “Chi sceglie ora di andare via, poi, sbaglia i suoi conti e rischia di perdere oltre che la faccia anche la poltrona”, ringhia Davide Faraone, senatore eletto col Pd e passato con Renzi ai tempi della scissione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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