Il senatore Gianluigi Paragone parla dell'incidente stradale avuto a Roma

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Il peggio sembra ormai essere passato per Gianluigi Paragone, reduce dall’incidente stradale in cui è rimasto coinvolto nella giornata dello scorso giugno. Come raccontato dallo stesso Paragone ai microfoni della trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, il senatore del gruppo misto, ex Movimento 5 stelle, era infatti in sella al suo scooter per le vie di Roma quando un’auto che stava facendo inversione a U lo ha preso in pieno, rendendo necessario un immediato trasporto in codice rosso che ha inizialmente fatto temere il peggio.

Paragone racconta l’incidente subito

Intervistato su Rai Radio 1, Paragone ha raccontato con le seguenti parole la dinamica dell’incidente: “Ero in motorino all’altezza delle piscine del Coni. Una signora ha fatto inversione a U per passare all’altra carreggiata e io le sono andato addosso, ho preso lo sportello, rompendogli il vetro, tagliandomi la mano e facendomi male un po’ dappertutto”.

Alla domanda se si fosse reso contro di quanto stesse accadendo, il senatore ha risposto: “Si, sono rimasto sempre vigile ma mi ero preoccupato perché avevo un taglio vistoso sul dito della mano, perdevo molto sangue. E in più avevo dolori forti alle ginocchia, che non riesco a flettere”, mentre in merito al successivo ricovero in ospedale ha aggiunto: “Ho fatto anche una Tac ma non ho avuto problemi”.

I messaggi dei colleghi

Inizialmente si era diffusa la voce che Paragone fosse in gravi condizioni di salute, seppur non in pericolo di vita, ma è lo stesso senatore ha spiegare come queste fossero soltanto esagerazioni giornalistiche: “A me è venuto un colpo, non riuscivo ad avvisarli perché non potevo nemmeno rispondere al telefono, stavo facendo la Tac”.

Paragone conferma inoltre anche la vicinanza espressagli da parte di numerosi esponenti del mondo politico italiano: “Mi hanno mandato tutti dei messaggi: da Conte a Renzi a Salvini. Sono stati tutti molto carini”, spiegando di essere attualmente ancora in convalescenza a casa, dove lo sta assistendo: “Un mio amico, un collega giornalista”.