Il sentiment della mediazione sull'Ilva: prima l'accordo sugli esuberi, poi lo scudo

Giuseppe Colombo
A general view taken late on November 7, 2019 shows the steel manufacturing giant Arcelor Mittal Italia (ex ILVA ) plant in Taranto, southern Italy. - The world steel giant ArcelorMittal announced on November 4, 2019 that it was cancelling the takeover of the Italian company Ilva, after the withdrawal of criminal environmental protection for the managers of the Taranto site, which is currently being cleaned up. (Photo by Andreas SOLARO / AFP) (Photo by ANDREAS SOLARO/AFP via Getty Images)

C’è una tendenza, un sentiment, che in queste ore sta prendendo forma nelle stanze del governo sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. È la volontà, che è anche necessità, di non arrivare al buio all’incontro di venerdì con Mittal a palazzo Chigi. La trattativa è già in corso, passa per interlocuzioni che fonti vicine al dossier dicono essere “frequenti” tra il premier Conte, i ministri Patuanelli e Gualtieri, e i vertici del colosso dell’acciaio. Il ragionamento che fa da base alla strategia dell’esecutivo è questo: capire subito se ci sono i margini per arrivare a un’intesa, da sancire al tavolo di venerdì. Il punto critico è quello degli esuberi. Su questo si sta trattando: solo se si arriverà a una mediazione - è il seguito del ragionamento - allora il premier metterà sul piatto il ripristino dello scudo penale. Non prima. 

Si diceva della necessità del governo di sondare quali sono le intenzioni di Mittal sugli esuberi prima del vertice di venerdì. Nessuno vuole assistere a una ripetizione delle modalità che hanno animato il primo incontro con Lakshmi Mittal e Aditya Mittal, padre e figlio, i due pesi massimi dell’azienda. Era il 6 novembre. Andò malissimo perché Mittal mise sul tavolo condizioni pesantissime, a iniziare da 5mila esuberi. Il messaggio che Conte e i ministri che si occupano della partita Ilva stanno recapitando all’azienda è la disponibilità a trattare su un massimo di tremila esuberi, transitori e non strutturali. L’idea è quella di sostenere questi lavoratori per un anno, al massimo un anno e mezzo, attraverso la cassa integrazione, per poi reinserirli a pieno titolo in fabbrica in linea con una ripresa della produzione. 

La proposta dell’esecutivo punta a ridimensionare fortemente le volontà dei franco-indiani per tre ragioni. La prima è che il numero degli esuberi è di fatto dimezzato. La seconda, che impatta anche sul tema delle relazioni con i sindacati e sul più generale tema scottante...

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