Il separatismo del Caucaso, spina nel fianco di Mosca

Nell’ottobre scorso, i servizi di sicurezza russi annunciavano l’arresto in Inguscezia, di cinque presunti terroristi legati a Daesh.

Secondo l’FSB molti i militanti separatisti, migliaia, passati nelle file dell’Isil, per un addestramento intensivo, sono rientrati negli ultimi anni e sarebbero attivi sul suolo russo.

Il reclutamento negli ultimi anni è avvenuto attraverso i social media.

Ma il separatismo delle regioni caucasiche risale alla fine dell’Urss e fa tremare la Russia a partire dalla fine degli anni Novanta, con tutta una serie di bombe che squassano la capitale.

Probabilmente il sostegno militare di Mosca a Damasco rientra in un calcolo che include anche i terroristi del Caucaso, se è vero, come affermano alcuni osservatori, che i bombardamenti russi prendono di mira le zone dove si concentrerebbero i combattenti venuti da questa regione.

Putin combatte la sua 3° guerra cecena, secondo alcuni analisti.

Le due guerre cecene, la prima alla metà degli anni Novanta e la seconda alla fine del secolo scorso, non hanno infatti piegato lo spirito indipendentista della regione.

Abou Omar Al Shichani, soprannominato il ceceno, ha solo 8 anni quando scoppia la prima guerra cecena, diventa negli ultimi anni un capo indiscusso. Che siglerà nel 2013 l’alleanza con Daesh. Lui muore nel 2016. Ma secondo i servizi d’intelligence russi nel 2015 circa l’8% dei combattenti Isis ha passaporto russo.

Il gruppo fondamentalista Isil in effetti da qualche anno a questa parte ha intensificato i messaggi di propaganda in russo.

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