Il serial killer fermato dopo 40 anni grazie al Dna

Alla fine, secondo gli investigatori, si contano 12 omicidi, 45 stupri e 120 rapine perpetrate da questo uomo che, però, rimane nell’ombra, senza che nessuno riesca a scoprire la sua identità. (Credits – Getty Images)

I ‘cold case’ affascinano sempre, a loro sono state dedicate intere serie tv e film, ma risolverli al di fuori della fiction non è così facile. Finiti nel dimenticatoio, o semplicemente con le prove deteriorate dopo anni, testimoni morti o irrintracciabili, i casi vecchi restano a prendere polvere negli archivi della polizia. Spesso, ma non sempre.

Negli USA, infatti, è stato risolto un caso vecchio di 40 anni e che coinvolgeva niente meno che un serial killer. Siamo tra gli anni ’70 e ’80 e l’America è sconvolta da una serie interminabile di crimini. Un uomo si muove in California, tra Sacramento alla Orange County, dove commette rapine, stupri e omicidi. Come spesso capita, i criminali seriali hanno dei soprannomi e l’uomo diventa famoso come il “Golden State Killer”.

Il primo stupro risale al 18 giugno 1976. La vittima, Jane, stava dormendo con il figlio di 3 anni mentre il marito era già andato al lavoro. Un uomo mascherato entrò nella camera da letto con in mano un coltello da macellaio, legò madre e figlio, li bendò, e poi violentò la donna. Ma questa violenza è solo la prima di una lunga serie.

Alla fine, secondo gli investigatori, si contano 12 omicidi, 45 stupri e 120 rapine perpetrate da questo uomo che, però, rimane nell’ombra, senza che nessuno riesca a scoprire la sua identità. Anche perché, come ha dichiarato l’investigatore della contea di Contra Costa, Paul Holes, il killer continuava a seguire le notizie riguardanti i suoi crimini, cambiando di conseguenza il modo in cui attaccava le sue vittime. Ma lasciando tracce di dna. Che negli anni ’70 e ’80 non servivano a nulla, ma non oggi.

Dopo l’uscita di un libro dal titolo “I’ll Be Gone in the Dark”, scritto da Michelle McNamara, il cold case viene ripreso in mano e, oggi, quelle prove lasciate sul corpo di Jane e non solo possono venir analizzate. Ed ecco il colpo di scena. Il dna appartiene a un uomo di 72 anni, Joseph James DeAngelo. Un ex poliziotto che, dunque, con la sua esperienza professionale sapeva come non farsi beccare. Fino a oggi.