"Il sì non è scontato". Massiah e i soci italiani di Ubi frenano il blitz di Intesa

Intesa Ubi (Photo: Agf )

L’indicazione che suggella il giudizio la dà il numero uno in una lettera ai dipendenti. È a metà della missiva che Victor Massiah, il ceo di Ubi, mette in fila le tre parole chiave: “per nulla scontato”. Eccolo il segnale al blitz di Intesa. La preda non si sente ancora tale. Prima di finire nella pancia della prima banca italiana, la quarta vuole vederci chiaro e soprattutto capire se è la strada giusta. Questo pensa Massiah. E questo pensa la stragrande maggioranza dei soci italiani: il caminetto interno è già fissato per giovedì mattina a Palazzo del Monte, il quartier generale bergamasco di quella famiglia Bosatelli che guida la pattuglia degli imprenditori locali di peso. Una riunione per invitare alla prudenza, un segnale ai grandi fondi esteri e alle Fondazioni che spingono in direzione contraria.

La prima risposta di Ubi all’arrembaggio di Intesa dice di una linea comune tra i vertici. Ma anche di una diversificazione degli orientamenti dei soci: sono loro a decidere se accettare o meno l’offerta. E poi c’è il mercato, altra variabile da cui dipende la decisione finale. La linea del prendere tempo si impone come imprescindibile per due dei tre attori coinvolti, ma sono le finalità a essere diverse. La valutazione dei vertici arriva tramite un comunicato diramato al termine della riunione del consiglio d’amministrazione straordinario a Milano. Di buon mattino, e per oltre due ore, la presidente Letizia Moratti, Massiah e gli altri componenti del board, provano a dare una forma alla reazione. Operazione complessa perché il ceo di Intesa, Carlo Messina, ha chiamato Massiah nella notte tra lunedì e martedì quando le cose erano fatte. E solo 24 ore prima Ubi aveva presentato un suo piano, da qui al 2022. Il primo elemento che piomba sul tavolo del cda è la sorpresa, l’effetto spiazzamento che dopo un giro di consultazioni induce tutti alla prudenza estrema. Nella nota affidata alla stampa, il cda comunica di aver delegato Massiah, d’intesa con Moratti e con il vicepresidente Roberto Nicastro, a “nominare gli advisor finanziari e legali che assisteranno il gruppo nello svolgimento delle attività di valutazione delle informazioni finora rese pubbliche, del documento di offerta una volta disponibile, con le alternative possibili”. Tradotto: la palla passa agli esperti, che dovranno dare il loro parere, ma sia chiaro fin da subito che analizzeranno non solo la proposta di Intesa, ma tutte le strade alternative. 

Si diceva dei diversi orientamenti dei soci e della necessità di prendere tempo. Quelli italiani - rappresentati dal Car, il Comitato azionisti di riferimento, che ha il 18% - sono i più scettici. Già martedì Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cr Cuneo, primo azionista con il 5,91%, aveva sottolineato l’importanza di tutelare “la centralità di Ubi”. Lo scetticismo è rimasto e anzi è aumentato. Ne parleranno tutti insieme, in quello che sarà un vero e proprio vertice interno. Intorno al tavolo ci saranno le famiglie di quegli imprenditori che arrivano dai territori che hanno fatto grande Ubi, cioè Bergamo e Brescia. Ci sarà Bosatelli, ma anche Bombassei, Pilenga, Radici, Beretta e Andreoletti. Nel gergo bancario si chiamano pattitsti perché legati da un patto di consultazione. Insieme ad altri due patti interni a Ubi arrivano a detenere il 27% del capitale. È da questo numero che si capisce perché il loro orientamento può risultare decisivo. 

La terza gamba di Ubi, invece, è molto meno scettica. I grandi fondi istituzionali ed esteri, cioè Silchester e Hsbc, guardano con occhi benevoli alla possibilità di accettare l’offerta di scambio, attirati da un premio allettante e dalla possibilità di incassare dividendi elevati nella nuova casa. Chi è per il sì convinto è la maggior parte delle Fondazioni, che detengono il 16,5% del capitale di Intesa. Cariplo e la Compagnia di San Paolo, i due player di punta, hanno speso parole di benvenuto per Intesa.

Questo è il quadro. Massiah, nella lettera, insiste: ”È molto presto per trarre considerazioni, ma è importante sottolineare come questa operazione rappresenti, per il momento, solo una proposta”. Di tempo ce n’è, ma non è infinito. Per ora hanno deciso i vertici, che hanno tirato il freno a mano, ma non è detto che la macchina in corsa di Intesa alla fine non venga spinta proprio da chi oggi è rimasto nelle retrovie in casa Ubi. 

 

 

 

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