Il siero dell’illegalità impigliato nella Rete

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vaccino covid mercato nero sul darkweb
vaccino covid mercato nero sul darkweb

Il vaccino anti-Covid 19 diventa un gigantesco, quanto illegale, giro di affari. Impossibile da quantificare, per la sua natura criminale. La diffusione del siero, per vincere la battaglia contro Sars-Cov-2, ha solleticato gli istinti animali di chi si aggira nell’ombra, nelle pieghe del web sommerso, in un magma indistinto dentro il quale la criminalità si muove con sagacia. E con un know how pluriennale. La vendita del vaccino contro il Covid è stata così vista come una miniera d’oro per chi opera nel darkweb, luogo virtuale in cui fioriscono operazioni di compravendita, senza alcuna possibilità di tracciamento.

Le parole del direttore del Servizio di Polizia postale e delle Comunicazioni, Nunzia Ciardi, sono allarmanti: da settimane vengono proposte dosi di vaccino, talvolta a un costo di mille euro ciascuna. Oltre al danno c’è la beffa: si tratta di una colossale truffa. «In sintesi chi acquista e paga queste dosi poi non si vede recapitare nulla», ha raccontato Ciardi. Ciononostante affiorano le “inserzioni” nei vari mercati virtuali illegali, noti per la vendita di sostanze stupefacenti.

Ma come è possibile che accada tutto questo? Prima di tutto è necessario conoscere cos’è di preciso il darkweb, comprendere appieno cosa si muova davvero al suo interno. È un territorio digitale in cui è possibile navigare in maniera anonima, senza lasciare tracce. Qualcosa di molto diverso rispetto all’esperienza comune della navigazione online. Quando parliamo di Rete, infatti, c’è quella che solitamente viene usata da milioni di utenti, con gli indirizzi quotidianamente consultati: dai più noti a quelli più sconosciuti.

Esiste, poi, il deepweb, il web più profondo sotto la superficie, composto da siti non indicizzati dai motori di ricerca. Per accedere occorre un particolare browser. All’interno del deepweb, c’è il darkweb, una sorta di isola dove è possibile accedere con specifici software. E per tale ragione è diventato un luogo virtuale caratterizzato per lo più da traffici illeciti, tra cui la cessione di armi e il traffico e di droga.

L’esempio storico è quello del portale Silk Road (la via della Seta, con una citazione anche storica), creato nel 2011 e definitivamente chiuso dall’Fbi nel 2014. Era stato ribattezzato l’Amazon delle droghe, tanto per capire la reputazione. In realtà era un market virtuale in cui poter acquistare qualsiasi tipo di prodotto, legato comunque alla contraffazione. Facendo un’ipotesi: se fosse ancora aperto, magari ci si potrebbe potuti trovare a contrattare l’acquisto di un vaccino anti-Covid. O meglio di un presunto vaccino.

Proprio per la natura del darkweb diventa complicato portare avanti le indagini. «Non è semplice infatti individuare chi propone la vendita, visto che queste zone del web sono caratterizzate da un anonimato molto spiccato», ha ammesso Ciardi. Il punto è provare a capire se qualcuno ha veramente messo le mani sulle fiale da destinare alla popolazione. Ma «non siamo a conoscenza di sottrazioni alle aziende produttrici», ha sottolineato Ciardi. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: non è possibile sapere realmente il contenuto di quelle fiale, vendute a peso d’oro. Potrebbe trattarsi, nella migliore delle ipotesi, di placebo. Ma può essere addirittura rischioso per la salute di chi li assume.

«Nel darkweb è relativamente facile accedere al reperimento di droghe, ma anche medicinali non approvati», conferma a Professione Sanità Dario Piermattei, uno dei cofondatori di Visionari, associazione impegnata per la promozione e la divulgazione di scienza e tecnologia. «Nel caso del vaccino contro il Covid-19 – osserva Piermattei – c’è un rischio aggiuntivo: venire in possesso di un prodotto tutt’altro che adeguato, perché come abbiamo letto e sentito più volte, per esempio, il vaccino di Pfizer-Biontech necessita di una particolare catena del freddo. Ed è chiaro che difficilmente questo possa essere garantito per un acquisto online, sul darkweb».

E allora cosa spinge una persona a rivolgersi a questo universo? «La disperazione», sintetizza Riccardo Tomassetti, altro cofondatore di Visionari. «La dinamica è proprio la stessa che conduce all’acquisto di altri prodotti in queste aree di illegalità: il disperato bisogno di accaparrasi un qualcosa, sia droga o altro. Un’operazione realizzata senza tenere minimamente conto dei pericoli che si possono correre».

Ma c’è un elemento ulteriore che evidenziano gli esperti dell’associazione: «Il vaccino contro il Covid rappresenta un esempio unico nell’ambito del mercato sul darkweb. Si tratta, per la sua natura, di un prodotto molto particolare». In effetti il contenuto delle fiale è top secret, brevettato dalle aziende produttrici. «In generale l’acquisto, seppure virtuale, avviene seguendo esattamente gli stessi percorsi nella vita reale, basato sulla “fiducia”. Se qualcuno cerca della droga, per esempio, avrà probabilmente il suo spacciatore di riferimento. Sul web come nella vita reale».

C’è poi un ulteriore spunto di riflessione in merito al rapporto tra darkweb e vaccino. «Al di là di quello contro il Covid-19, il vaccino anti influenzale si rivela una fonte di affari imponente. Ci sono delle tratte di smercio, corridoi privilegiati per accaparrarsi le fiale. È qualcosa di noto e in un certo senso semplice». Rispetto al siero impiegato per combattere il Coronavirus, infatti, il vaccino anti-influenzale ha modalità di reperimento più semplice. In questo caso non si agisce nemmeno sul territorio scivoloso della truffa: la “merce”, ossia il vaccino, è di buona qualità, probabilmente anche certificato.

Nessun inganno. Piemattei racconta: «Semplicemente c’è una maggiore possibilità di approvvigionamento e una logistica più agevole da gestire. Inoltre, il cliente ha più fiducia in questa operazione. Perché resta comunque complicato vendere un presunto vaccino anti-Covid». Per la serie: alcuni possono cascarsi con il vaccino contro il Coronavirus, altri sono meno sprovveduti: Tomassetti approfondisce con una riflessione: «È matematico che ci saranno dei vaccini anti-Covid fake. Ma del resto qualsiasi prodotto molto prezioso viene molto ricercato. Quindi si cerca di dare un’offerta. Bisogna partire da un principio: nel darkweb il mercato è creato dalla domanda stessa. Se c’è richiesta di un determinato prodotto, allora arriva l’offerta».

«Ci sarà sempre un mercato per le persone che non avranno necessariamente accesso a quel farmaco e che vogliono proteggere se stessi e le loro famiglie», ha osservato Amy Shortman, un’esperta di logistica farmaceutica.

Un punto è dato per scontato: l’impossibilità di quantificare il business che si muove intorno ai vaccini fake. «Siamo in un territorio in cui c’è riciclaggio. Di certo non esiste un tracciamento». L’obiettivo è l’esatto contrario: seppellire le informazioni utili. E non c’è solo il vaccino ad animare questo business illegale: nel mare magnum dell’illegalità online è possibile reperire anche dei test per il Covid bocciati dalle autorità sanitarie.

L’idrossoclorichina, farmaco su cui c’è stato un intenso dibattito, è un altro prodotto molto ricercato nel darkweb. Il quadro è, insomma, complicato. Perché il Covid-19, tra i tanti stravolgimenti, ha cambiato anche i connotati della criminali. «C’è un fenomeno pandemico dei cyber reati», ha denunciato il direttore della Polizia postale, rimarcando «un aumento del numero dei reati informatici che è un effetto collaterale ulteriore della pandemia».

Il motivo è anche facilmente intuibile: «Il web, in questo momento, è per la criminalità l’unico terreno favorevole. La percentuale di incremento dei reati sul web nei primi 11 mesi del 2020 è di oltre il 400%. I nostri dati sono quelli che in assoluto registrano una crescita maggiore ma ciò che è veramente preoccupante non è la crescita quanto la dimensione della crescita», ha concluso Ciardi.

Inchiesta tratta da “Professione Sanità“.