Il sindaco di Bibbiano ripercorre la sua vicenda giudiziaria: "Su di me macchina del fango"

"27 giugno - 3 dicembre 2019 un periodo che difficilmente dimenticherò, durante il quale ho toccato da vicino il significato vero, profondo della parola libertà. Il giorno dopo una delle tante serate trascorse in Comune vieni svegliato, e in poche ore, dalle Alpi alla Sicilia diventi il mostro, l'orco di Bibbiano": così Andrea Carletti, sindaco di Bibbiano, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Reggio Emilia su presunte irregolarità nell'affido di minori, ripercorre la sua vicenda giudiziaria.

Le due date citate dal sindaco coincidono, la prima con l'esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari (poi revocati dal Riesame nel settembre scorso) e la seconda con la decisione della Cassazione di annullare l'obbligo di dimora per il primo cittadino che di fatto è tornato in libertà. A carico di Carletti i pm ipotizzano i reati di abuso di ufficio e falso ideologico.

"La tua pagina Facebook - ha dichiarato Carletti ricordando i giorni dopo lo scoppio dell'inchiesta - è sommersa da insulti e minacce di morte rivolte non solo a te ma alla tua famiglia, a tuo figlio. Insulti e minacce di morte che riempiono anche le pagine social di 'autorevoli' figure istituzionali a livello nazionale. Il Procuratore Mescolini il giorno dopo, in occasione della conferenza stampa, chiarisce la mia posizione, ma la verità sembra interessare a pochi. Ormai la macchina del fango è partita: un mix di falsità, odio, ignoranza, ipocrisia - ha detto ancora il sindaco di Bibbiano - con tanti obiettivi ma non sicuramente quello della verità e del bene dei minori. Dopo pochi giorni la sentenza di condanna era già stata emessa: i vili barbari del web chiedevano 'in nome del popolo' il pubblico linciaggio degli indagati, sindaco in testa, se poi - ha concluso - il sindaco è del Pd ancora meglio". 



La decisione della Cassazione

"Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata nonché l'ordinanza applicativa della misura cautelare attualmente in esecuzione. Per l'effetto, revoca la misura cautelare dell'obbligo di dimora".

Questo il dispositivo emesso martedì sera, al termine della camera di consiglio, dalla sesta sezione penale della Cassazione che ha accolto il ricorso del sindaco di Carletti contro la misura cautelare a cui era stato sottoposto per le ipotesi di reato di abuso d'ufficio e falso nell'ambito dell'indagine 'Angeli e demoni' su presunte irregolarità negli affidi di minori.

I difensori del sindaco avevano impugnato in Cassazione il provvedimento con cui il Riesame di Bologna, il 20 settembre, aveva sostituito gli arresti domiciliari (a cui Carletti era stato sottoposto dal 27 giugno) con l'obbligo di dimora nel Comune di Albinea, nonché quello con cui il gip di Reggio Emilia aveva detto 'no', il 25 settembre, alla revoca delle misure cautelari.

Il sostituto pg della Suprema Corte Ciro Angelillis aveva invece sollecitato, nell'udienza a porte chiuse di ieri mattina, il rigetto dei ricorsi. Entro un mese, come prevede la legge, i giudici del 'Palazzaccio' depositeranno le motivazioni della loro sentenza.