Il sinologo Sisci: "Su accordo Cop 26 nodo è trasferimento tecnologie a Cina e India"

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L'accordo "minimo, ma positivo" raggiunto alla Cop26 di Glasgow nasconde in realtà un "gigantesco" problema politico e strategico che, se non sarà risolto, "impedirà che si facciano veri passi avanti sulla riduzione delle emissioni di Co2": il trasferimento di tecnologie dall'Occidente ai Paesi in via di sviluppo come India e Cina. Lo sostiene il sinologo Francesco Sisci, professore di geopolitica alla Luiss, in un'intervista all'Adnkronos.

Secondo Sisci, in linea di principio tutti i Paesi vogliono produrre più energia inquinando meno, ma per farlo necessitano di tecnologie, come il nucleare di nuova generazione, spesso duali (che possono essere impiegate sia per scopi civili che militari). "Queste tecnologie ce l'hanno i Paesi sviluppati ma chi inquina di più sono quelli in via di sviluppo tipo Cina e India", spiega il sinologo, evidenziando le tensioni tra Washington e Pechino.

"E' difficile che l'America o l'Occidente vogliano trasferire tecnologie duali nuove e innovative alla Cina in questo omento - prosegue Sisci - E' possibile invece che questo tipo di trasferimenti avvenga in un prossimo futuro all'India che ha firmato il patto militare nell'ambito del Quad", un'alleanza tra Usa, Australia, India e Giappone in chiave anti-cinese.

Se la Cina a un certo punto non avrà queste tecnologie, non sarà in grado di mantenere i suoi impegni e semplicemente inquinerà di più, è il ragionamento dell'esperto, secondo cui in queste trattative sul'ambiente c'è sempre "un convitato di pietra" che sono le questioni strategiche e militari e "temo che ci stiamo dirigendo verso un periodo in cui l'inquinamento aumenterà".

Alla luce delle sue considerazioni Sisci sostiene che quello tra Cina e Usa non è un vero accordo ma "un'intesa di principio", di certo "positiva" perché "allevia le tensioni" prima del vertice Xi-Biden, ma che resta "inattuabile" senza il trasferimento di tecnologie. "Un accordo sull'ambiente - evidenzia - doveva essere fatto nel 2009 a Copenaghen ma è fallito per mille motivi, quell'accordo prevedeva un trasferimento di tecnologie e oggi non vedo un ritorno a questo tipo di intesa".

Sul colloqui tra i leader cinese e statunitense, Sisci ritiene che l'obiettivo sarà quello di cercare di "normalizzare" la situazione di 'seconda guerra fredda'. "Non c'è rasserenamento dei rapporti, ma quello che entrambi i Paesi hanno in mente è evitare che la situazione degeneri - conclude - Mettere dei freni per evitare che si possa generare una guerra calda in uno dei tanti fronti aperti è positivo".

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