Il sobrio addio di Mario Draghi alla Bce

Francesca Venturi

Le finestre dell'Eurotower non lasciano entrare molta luce nel nebbioso pomeriggio in cui Mario Draghi dà il suo addio formale agli uffici dai quali ha diretto per 8 anni la politica monetaria europea. Grigio e freddo il tempo fuori, sobrio il tono della cerimonia nel salone dentro al grattacielo dell'Ostend.

Centinaia di composti colleghi ed ex colleghi hanno salutato l'ultimo discorso del presidente con una breve standing ovation che si è estesa al momento del passaggio del "testimone", nella forma simbolica della campanella che il presidente dovrebbe usare per moderare i dibattiti all'interno del consiglio direttivo dell'istituto. "Non l'ho mai usata", ha detto Draghi porgendola a Christine Lagarde, che l'ha accolta nelle mani impreziosite da un anello con un grande smeraldo quadrato, unica concessione al colore di un abbigliamento piuttosto scuro per l'occasione.

I due presidenti si sono abbracciati e baciati, Draghi ha assicurato che è "più facile" lasciare la Bce in mani così capaci, mentre Lagarde ha ribadito la sua intenzione di non dover più pronunciare frasi come la storica "whatever it takes", perché vorrebbe dire che i governi ancora non hanno cominciato a fare sul serio la loro parte per salvare l'Europa.

La formula più famosa del suo predecessore, che 7 anni fa rassicurò i mercati e segnò l'avvio di quella politica monetaria accomodante che ha caratterizzato il suo mandato, riportando l'economia europea alla crescita al costo di tassi negativi, è stata citata da tutti i leader che gli hanno reso omaggio oggi a Francoforte.

Nei loro interventi sia Angela Merkel, sia Emmanuel Macron che il presidente Sergio Mattarella hanno tutti sottolineato che quella formula ha concesso a Draghi di difendere la moneta unica contro le crisi e gli attacchi e di garantire l'indissolubilità della costruzione europea.

Al termine della cerimonia, che ha visto gli interventi intervallati da brevi intermezzi musicali suonati da un quartetto d'archi, così come l'Inno alla Gioia finale, il presidente ha offerto un cocktail di saluto ai suoi invitati. In platea, fra gli altri, c'era la presidente designata della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, il predecessore di Draghi Jean-Claude Trichet, oltre a una cospicua delegazione di personalità italiane che, a vario titolo, hanno collaborato negli anni con il presidente: dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, che lo ha spesso accolto nelle aule del parlamento europeo di Strasburgo come presidente della Commissione Affari economici, all'ex presidente del Consiglio Mario Monti, all'ex presidente Consob Mario Nava e al prossimo commissario all'Economia nonché ex premier Paolo Gentiloni. Al termine dei saluti, attorno alle 17, il presidente Mattarella ha incontrato i dipendenti italiani della Bce: diverse centinaia.