Il sottogoverno parla russo

Alessandro De Angelis

L'infido vento nel Cremlino soffia nei corridoi nella Farnesina. E non solo. La chiave, per comprendere l'ispirazione di fondo, sulla nomina dei sottosegretari, è questa. Non le chiacchiere su Cencelli, ripartizioni, equilibrio di correnti. Quel senso di pudore istituzionale che aveva portato alla nomina di Enzo Moavero agli Esteri, figura rassicurante per l'Europa e il Quirinale, è stato travolto, nella nomina di sottosegretari e viceministri, dalle pulsioni anti-europeiste e filo-russe. Alla Farnesina, come sottosegretario è approdato Manlio Di Stefano, protagonista, in questi anni di più incontri col uno dei collaboratori più fidati di Putin come Sergeij Zhelenznyak, numero due del partito e vicepresidente della Duma, autore di numerose interviste a Russia Today, il network in lingua inglese finanziato dal governo russo. E protagonista nel 2016 di un intervento al congresso di Russia unita, il partito di Putin, dove il parlamentare pentastellato difese, senza critica alcuna, tutte le scelte del presidente russo, compresa l'invasione della Crimea.

L'altra sottosegretaria, sempre in quota Cinque Stelle, è Emanuela Del Re, docente alla Link Campus University, l'ateneo che l'ex ministro Enzo Scotti ha trasformato in un centro di specializzato nell'intelligence e nella sicurezza, diventato la fucina della classe dirigente di governo del Movimento. Emanuela Del Re, che ora è alla Farnesina come sottosegretario, era già nella lista dei ministri presentata da Luigi Di Maio alla vigilia del voto. L'altra è Elisabetta Trenta, che invece è riuscita ad arrivare alla casella designata, il ministero della Difesa. Tra le tante relazioni dell'ateneo italiano di Vincenzo Scotti spicca l'accordo con l'università statale Lomosov di Mosca, dove operano i teorici del Russiagate. È l'università dove, come ha riscostruito Fabrizio Di Feo su Repubblica, ha una docenza "imbarazzante" l'attuale ministro della Difesa perché "al suo fianco erano schierati alcuni degli...

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