Il suicidio della prof transgender forse incentivato dall’emarginazione scattata a scuola

La professoressa Cloe
La professoressa Cloe

La notizia è di queste ore, il Miur apre un fascicolo di approfondimento sul caso di Cloe Bianco e lo fa dopo il suicidio in Veneto della prof transgender, un gesto forse per parte incentivato dall’emarginazione scattata a scuola dopo il suo coming out. Il dato è che il ministero dell’Istruzione ha iniziato un percorso di approfondimento sulle delicata vicenda.

Caso Cloe, il Miur apre un fascicolo

L’ex professoressa Cloe Bianco era stata trovata suicida nei giorni scorsi e fonti ufficiose hanno precisato che si stanno “ricostruendo i dettagli e i contorni del tragico evento”. La vicenda della docente era stata messa all’indice anche da una precisa denuncia del sindacato Uil Scuola che ha definito il ministero dell’Istruzione “complice di quanto accaduto”.

La denuncia di Turi di Uil Scuola

A parlare era stato il generale Pino Turi che aveva detto riferendosi al ministero: “Ha sospeso Cloe Bianco dall’insegnamento, mettendola a lavorare nelle segreterie, non ritenendola più in grado di insegnare e colpendola come fosse una malata sociale”. Da lì era partito il sollecito ad aprire un’indagine interna affinché “non si ripresentino più eventi come quello accaduto all’ex docente di fisica”. Ma cosa era accaduto? Che dopo il coming out nel 2015 e dopo una lettera di un genitore a Cloe venne tolto il ruolo di insegnante. In queste ore avevano suscitato non poche polemiche le affermazioni dell’assessore regionale all’Istruzione del Veneto in quota FdI Donnazzan, che aveva definito Cloe “un uomo travestito da donna”.

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