Il superiore dei gesuiti: il diavolo esiste e agisce contro Dio

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Città del Vaticano, 4 dic. (askanews) - Il diavolo "naturalmente esiste" ed "è colui che si getta di traverso al disegno di Dio": parola del superiore dei gesuiti, il venezuelano Arturo Sosa.

Il preposito generale della Compagnia di Gesù era stato accusato nei mesi scorsi di aver negato l'esistenza del diavolo. Intervistato da Tempi, a margine del meeting di Rimini, la scorsa estate, padre Sosa aveva spiegato che "nel linguaggio di sant'Ignazio", fondatore dei gesuiti, il diavolo "è lo spirito cattivo che ti porta a fare le cose che vanno contro lo spirito di Dio. Esiste come il male personificato in diverse strutture ma non nelle persone, perché non è una persona, è una maniera di attuare il male. Non è una persona come lo è una persona umana. È una maniera del male di essere presente nella vita umana. Il bene e il male sono in lotta permanente nella coscienza umana, e abbiamo dei modi per indicarli. Riconosciamo Dio come buono, interamente buono. I simboli sono parte della realtà, e il diavolo esiste come realtà simbolica, non come realtà personale". Parole interpretate dai conservatori cattolici - che non di rado prendono di mira il superiore dei gesuiti per criticare obliquamente il Papa gesuita - come una sorta di eresia, quasi che padre Sosa avesse negato l'esistenza del diavolo.

Un tema ripreso indirettamente in occasione di un incontro che il capo de gesuiti ha avuto con un gruppo di giornalisti per un saluto di fine anno in vista del Natale. "L'offerta della vita di tanti, come i martiri della Università Centro Americana (Uca - El Salvador)", ha detto tra l'altro il gesuita, massacrati 30 ani da dai militari, "ha mostrato la potenza della speranza e della vita sul potere del male... e il potere del diavolo, che naturalmente esiste ancora come una forza che cerca di distruggere i nostri sforzi. Il diavolo è colui che si getta di traverso al disegno di Dio e alla sua opera di salvezza compiuta in Cristo, perché ha fatto questa scelta libera in modo irreversibile e vuole trascinare altri al rifiuto del Dio misericordioso che preferisce dare la vita per salvare invece di condannare".

Sempre in merito ai martiri, padre Sosa ha sottolineato che molti sono i luoghi rischiosi, dove i gesuiti sono in servizio (e non solo paesi di guerra, ha detto il generale, che ha citato luoghi come Scampia), e le "situazioni difficili": "Ho paura, mi preoccupa, ma questo non è una ragione per non essere presenti", ha spiegato. "Certo che non cerchiamo di essere martiri, non è piacevole essere martiri, ma non è una ragione per rifiutare: molti gesuiti svolgono il loro servizio con naturalità, e rimangono accanto alle popolazioni che servono anche in momenti difficili. Preghiamo di non essere martiri ma la nostra vocazione è dare la vita per gli altri: cerchiamo di andare dietro a Gesù", ha detto il superiore dei gesuiti.