Il "tallone d'Achille" di Omicron è sotrovimab: il monoclonale che usa la parte di spike immutata

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FRANCE - 2021/12/17: In this photo illustration a medical syringe seen displayed in front of the GlaxoSmithKline (gsk) logo.
GlaxoSmithKline and Vir Biotechnology announced on December 17, 2021 that
FRANCE - 2021/12/17: In this photo illustration a medical syringe seen displayed in front of the GlaxoSmithKline (gsk) logo. GlaxoSmithKline and Vir Biotechnology announced on December 17, 2021 that

Vaccini, antivirali, anticorpi monoclonali. Le armi oggi disponibili per contrastare il Covid sono tante e diverse tra loro, ma con l’arrivo di Omicron gli assetti sono cambiati: davanti alle tantissime mutazioni della variante gli anticorpi sortiscono meno effetti, siano essi derivanti da immunità naturale, vaccinazione, ma soprattutto dai monoclonali. Eppure anche Omicron ha il suo “tallone di Achille”: lo sanno bene i ricercatori che hanno messo a punto sotrovimab, un monoclonale già in uso anche in Italia che impiega una parte di proteina spike diversa da quelle sfruttate dagli altri farmaci finora prodotti. La porzione, immodificata nelle varianti emerse fino a questo momento, si è rivelata in grado di inibire la variante.

A dirlo sono i dati di uno studio condotto dalla Humabs BioMed di Bellinzona in partnership con GlaxoSmithKline e dalla Vir Biotechnology di San Francisco. I ricercatori hanno innanzitutto confermato che con Omicron la protezione anticorpale di guariti e vaccinati cala di 20-40 volte, mentre nei soggetti che hanno ricevuto la dose booster di vaccino si registra una diminuzione inferiore (pari a circa quattro volte). Venendo al capitolo monoclonali: sotrovimab è risultato l’unico efficace nella risposta a Omicron. Un dato che conferma quanto già evidenziato dalle ricerche dell’Istituto Pasteur di Parigi, secondo cui “la nuova variante elude sei dei nove anticorpi monoclonali approvati, mentre degli altri tre riduce l’efficacia fino a 80 volte rispetto a quanto osservato con Delta”.

A confermare l’efficacia di sotrovimab giunge anche uno studio condotto da un gruppo di ricerca guidato dal Leibniz Institute for Primate Research di Gottingen in Germania insieme ai ricercatori della Hanover Medical School, Gottingen University Medical Center e l’Università Friedrich-Alexander di Erlangen-Norimberga e al Centro tedesco per la ricerca sulle infezioni di Braunschweig, al fine di valutare l’efficacia delle vaccinazioni e degli anticorpi terapeutici. “I nostri studi sulle colture cellulari suggeriscono che la maggior parte degli anticorpi attualmente disponibili per la terapia Covid-19 contro Omicron sarà inefficace. Sotrovimab è un’eccezione e potrebbe diventare una parte importante del trattamento dei pazienti infetti dalla variante”, ha dichiarato il professor Markus Hoffmann, principale autore dello studio.

Insomma: una vera e propria ancora di salvezza nel mezzo della quarta ondata. Basti pensare che nelle scorse settimane i funzionari sanitari degli Usa avevano sospeso i trattamenti col monoclonale, ordinando di farne scorta in modo da averne abbastanza disponibilità per quando Omicron sarebbe diventata prevalente: a rivelarlo era stato il Washington Post.

La “chiave” di sotrovimab, come accennato, sarebbe la parte di spike impiegata per generare la risposta: una parte immutata in tutte le varianti che fino adesso sono state sequenziate a livello globale. Come ricorda l’immunologo Mauro Minelli sul suo sito, la proteina la proteina spike è infatti formata da due subunità:

- la S1 che consente al virus di internalizzarsi nelle cellule grazie al recettore ACE-2;

- la S2 che invece serve al coronavirus per scaricare nella cellula infettata il proprio materiale genetico così dando inizio al processo di replicazione.

“Il sequenziamento genetico della proteina spike di Omicron ci ha rivelato che le mutazioni che hanno generato quest’ultima variante sono pressoché completamente localizzate sulla subunità S1, quella che funge da porta d’ingresso del virus nelle cellule umane”, scrive Minelli. E ancora: “È per questo che la Omicron viene considerata più trasmissibile rispetto ai suoi predecessori, in quanto non catturabile dagli anticorpi indotti da precedente infezione ovvero da vaccinazione evidentemente orientata verso la subunità S1 di varianti precedenti”.

“Ma l’immunoprotezione indotta dal vaccino non funziona solo sulla subunità S1 – ricorda l’immunologo – un secondo contingente di anticorpi risulta, infatti, orientato contro la subunità S2 della proteina spike, sulla quale Omicron non ha inserito mutazioni Si può, allora, credibilmente ritenere che, su questa componente rimasta immodificata rispetto alla formulazione originaria del SARS CoV-2, le dinamiche immunologiche attivate dal vaccino siano in grado di esercitare una valida azione protettiva, che sembra essere soprattutto efficace nelle forme più gravi di Covid-19”.

Il parere degli esperti

“Gli anticorpi monoclonali funzionano contro le altre varianti, contro la variante Omicron non sono più efficaci. L’unico che funziona per adesso è sotrovimab di Gsk. In prospettiva ce ne saranno altri, allo studio”, ha detto il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri in una recente intervista al Corriere della Sera.

Per il virologo Guido Silvestri, docente presso la Emory University di Atlanta, risulta efficace “cercare di implementare al più presto gli antivirali, in particolare Paxlovid, e l’anticorpo monoclonale Sotrovimab, che sono efficaci contro Omicron, usandoli in modo diffuso in tutti i soggetti infettati ‘a rischio’, come per esempio i soggetti di età sopra i 65 anni e con malattie predisponenti al Covid severo”.

“Il monoclonale sotrovimab è stato impiegato con successo nel nostro ambulatorio su pazienti con infezione da variante omicron”, ha dichiarato recentemente il professor Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, facendo un punto sulle nuove armi a disposizione per il trattamento dei pazienti Covid.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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