Il tempo è il peggior nemico dei grandi piani di Draghi per l'Italia

di Neil Unmack
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Il presidente del Consiglio Mario Draghi

di Neil Unmack

LONDRA (Reuters) - Il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha grandi progetti per l'Italia. Oggi Draghi ha delineato le ambiziose riforme cui si era impegnato per ottenere circa 200 miliardi di euro di fondi dell'Unione europea. Sono parte di un attacco su più fronti ai malanni economici del paese, esacerbati dalla pandemia. Ma il breve mandato lo obbliga ad agire in fretta.

L'Italia, che combatteva con una crescita lenta e un alto indebitamento già prima della pandemia, potrebbe vedere il debito pubblico raggiungere circa il 160% del Pil quest'anno. Draghi sta usando stimoli fiscali per tenere in vita l'economia per il momento e punta a un deficit di circa il 12% del Pil quest'anno. Nel frattempo i fondi europei e le riforme aiuteranno a incrementare il potenziale di crescita della terza economia della zona euro e tenere il debito sotto controllo.

I piani di utilizzo dei fondi europei sembrano ben mirati. Più di metà del denaro sarà allocato in programmi legati alla transizione ecologica e alla digitalizzazione. A istruzione e ricerca, storicamente due punti deboli per l'Italia, andranno oltre 30 miliardi di euro. Il programma d'investimento nel suo complesso dovrebbe incrementare la crescita economica del 3,6% entro il 2026. Il solo intoppo è che l'Italia ha una cattiva reputazione per quel che riguarda la distribuzione e l'uso dei fondi europei. E il paese ha accumulato parecchio ritardo. Nel decennio passato l'Italia ha registrato una crescita media di 0,3% l'anno secondo i dati della Banca Mondiale.

Anche il piano di riforme di Draghi sembra colpire nel segno nella gran parte dei casi. Il presidente del Consiglio vuole ridurre i tempi della giustizia, aumentare la competitività e rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Costi più bassi e meno burocrazia dovrebbero facilitare investimenti e assunzioni da parte delle aziende. Ma i governi che hanno preso misure troppo drastiche hanno avuto vita breve, come prima di Draghi hanno avuto modo di scoprire Matteo Renzi e Mario Monti. Inoltre le misure possono essere male applicate o stravolte dai governi successivi.

Il lavoro del premier è ancora più complesso considerando che le elezioni sono previste al più tardi per il 2023. Certo, Draghi potrebbe rimanere a un posto di comando, magari al Quirinale invece che a Palazzo Chigi. E i governi futuri avranno le mani legate, dal momento che i fondi europei saranno disponibili solo a patto che l'Italia ottenga nel frattempo determinati risultati. Ma molto dipende dal successo di Draghi.

Non riuscire a usare i fondi in maniera incisiva o fare riforme dall'impatto limitato potrebbero alimentare il sentimento anti-Ue nel Nord Europa. Come già altri hanno scoperto prima di 'Super Mario', sistemare i problemi dell'Italia è una maratona non una gara sui 100 metri.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)