Il tour de force di Conte, tra i pm di Bergamo e gli Stati generali

Paolo Molinari

AGI - Alla vigilia dell'avvio degli Stati Generali, il presidente del Consiglio risponde al Procuratore di Bergamo come persona informata sui fatti circa la mancata istituzione della zona rossa ad Alzano Lombardo e Nembro. Maria Cristina Rota si è trattenuta a colloquio con il premier a Palazzo Chigi per tre ore. "Le audizioni si sono svolte in un clima di massima distensione e di massima collaborazione istituzionale", ha detto la pm al termine dell'incontro durante il quale, oltre ad aver sentito il presidente del Consiglio, ha ascoltato anche i ministri Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, sempre come persone informate sui fatti. La magistratura deve infatti chiarire a chi spettasse l'istituzione della zona rossa: al governo, alla regione o a entrambe. Ma, soprattutto, se ci siano responsabilità penali derivante dalla mancata chiusura dei due comuni.

"Ho voluto chiarire tutti i passaggi nei minimi dettagli", ha detto Giuseppe Conte al termine dell'incontro, stando a quanto filtra da Palazzo Chigi, mentre il Procuratore Rota smentisce di aver mai detto che la responsabilità sulla zona rossa fosse del Governo. Una risposta indiretta a Matteo Salvini che, poco prima, aveva dichiarato: "Non commento io, ma con le parole del procuratore di Bergamo che dice 'spettava al governo'. A casa mia se devi presidiare una zona rossa devi mandare l'esercito che dipende dal governo".

Archiviata la deposizione davanti ai magistrati, Conte si dedica agli ultimi preparativi per gli Stati Generali che debuttano domani a Villa Doria Pamphilij. Conte aprirà i lavori, seguito da David Sassoli, Ursula Von der Leyen, Paolo Gentiloni e il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Ancora in forse la presenza della presidente della Bce Christine Lagarde. Un appuntamento accompagnato dalle polemiche da parte delle opposizioni e da qualche dubbio da parte della maggioranza.

Il centrodestra diserta: "Venga in Parlamento"

Ai tavoli non parteciperanno Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani. A far desistere gli alleati di centrodestra è la sede scelta, prima ancora che l'obiettivo dell'appuntamento: "Siamo pronti ad incontrare il Governo ed il Presidente del Consiglio prima o dopo gli Stati Generali a Palazzo Chigi per affrontare i problemi del Paese e mettere in campo un piano concreto per rilanciare l'Italia. Gli Stati Generali saranno una passerella, noi vogliamo confrontarci per lavorare concretamente sui contenuti e sulle riforme da attuare. Le riunioni si fanno a Palazzo Chigi", dice Tajani. "Non mi risulta che la sede del Parlamento italiano sia stata spostata a Villa Pamphilij. Gli Stati generali della Repubblica sono la Camera e il Senato e se Conte intende dialogare con noi può venire in Parlamento", sottoscrive Meloni.

L'invito a riferire al Parlamento è condiviso anche dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi: "Il Parlamento certamente deve avere un ruolo e subito dopo gli stati generali serve un passaggio e un dibattito parlamentare. Tutto è utile l'importante è che si passi dalle chiacchiere agli atti concreti", sottolinea Renzi. Anche il Pd nutre qualche dubbio sulla tempistica dell'iniziativa. "Non un'idea brillante", aveva detto il vice segretario Andrea Orlando a freddo.

Nel corso dei giorni, però, la linea dei dem si è affinata e il segretario Zingaretti ora benedice la scelta di Conte a patto che non sia una semplice passerella, ma serva davvero a fissare una road map per un Recovery Plan in grado di utilizzare al meglio le risorse europee.

Il Pd preme: "Troppi dossier ancora in impasse"

Nel frattempo, Nicola Zingaretti preme perché l'azione del governo vada avanti sui "troppi dossier ancora in impasse", a cominciare da quelli sulle crisi aziendali, come Alitalia e Ilva. Ma anche sulle modifiche ai decreti Salvini. Il ministro e capo delegazione dem, Dario Franceschini, ha sollecitato su questo Conte nel corso dell'ultimo Consiglio dei Ministri ottenendo l'impegno del premier a portare il dossier al più presto al tavolo del governo. Non prima, però, di aver convocato i capigruppo e i capi delegazione assieme al ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese. La mossa del Pd ha sollevato la protesta del leader leghista e capo dell'opposizione, che ha già anticipato di essere pronto a una raccolta firme contro qualsiasi modifica alle leggi da lui volute.

"Cancellare i decreti sicurezza? Secondo me se lo fanno vanno contro la sicurezza nazionale, un atto senza senso fatto solo per ideologia", ha lamentato Salvini, parlando con i giornalisti a Bagheria, nel Palermitano. "Ammesso e non concesso che arrivino a farlo, perché questi ogni giorno litigano su qualcosa e penso proprio che non ci arriveranno, se mai riportassero indietro l'Italia sul fronte sicurezza, noi saremmo pronti a chiedere agli italiani le firme necessarie per bloccare questo tentativo di rendere meno sicuro il nostro Paese".