Il tour pieno di insidie di Biden in Israele e Arabia Saudita

Saul Loeb / Afp

AGI - È una missione densa di appuntamenti, non priva di potenziali trappole e preannunciata da polemiche, quella che attende il presidente americano Joe Biden la prossima settimana, quando si recherà in Israele e nei Territori palestinesi, prima di volare in Arabia Saudita. Quattro giorni tra due Paesi nemici-amici, tecnicamente privi di relazioni diplomatiche ma con rapporti clandestini che si sono andati rafforzando negli ultimi anni, e un acerrimo nemico in comune - l'Iran - a cementificarne gli interessi reciproci.

L'obiettivo del viaggio, per il presidente che in patria non gode di un momento facile, è duplice. L'invasione russa dell'Ucraina e le conseguenti sanzioni contro Mosca hanno rimesso al centro dell'agenda internazionale la "sicurezza energetica", e per estensione l'importanza dei rapporti con un "partner strategico" come Riad con il quale però è necessario "riequilibrare i rapporti".

Il capo della Casa Bianca punta a un aumento della produzione petrolifera da parte dell'Arabia saudita nel tentativo di raffreddare i prezzi e l'inflazione negli Usa, prima delle elezioni di medio termine per il rinnovo del Congresso, in cui il partito democratico rischia una batosta. Ma non solo: la missione in Medio Oriente è più in generale il "culmine di mesi di diplomazia" volti a dimostrare "il ritorno della leadership americana", una prospettiva più ampia che include nell'equazione anche la sfida lanciata all'America di Biden dall'aggressivo espansionismo russo e la minaccia posta dall'Iran.

Un'agenda fitta, con mine disseminate a ogni passo

Tra i momenti salienti ci sarà l'incontro con il vecchio re Salman bin Abdulaziz al quale parteciperà anche il principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS), che il capo della Casa Bianca aveva promesso di ostracizzare dopo l'omicidio nel 2018 del giornalista dissidente Jamal Khashoggi. Ma se la tappa saudita ha il suo carico di spine e incognite, anche le due precedenti visite non saranno una passeggiata.

Biden arriva in Israele dopo una crisi di governo e un cambio ai vertici, con Naftali Bennett che ha passato la mano a Yair Lapid, premier designato fino alle elezioni di novembre (le quinte in tre anni e mezzo) sulle quali incombe Benjamin Netanyahu, pronto a tutto pur di tornare al potere. Centrale sarà il tema della difesa così come la minaccia iraniana, alla luce dello stallo nei negoziati per il rilancio dell'accordo sul nucleare e le tensioni regionali con gli alleati di Teheran (a cominciare da Hezbollah e i suoi droni).

Quanto ai palestinesi, i rapporti già non idilliaci hanno risentito nei giorni scorsi dei risultati dell'inchiesta sull'uccisione della giornalista di al-Jazeera, Shireen Abu Akleh a Jenin. Ramallah sperava in una chiara posizione di condanna di Washington verso l'alleato israeliano mentre il dipartimento di Stato ha concluso che probabilmente la reporter è stata uccisa dai soldati, ma non intenzionalmente: una formula pilatesca che ha scontentato entrambe le parti.

La famiglia ha chiesto di incontrare personalmente Biden: qualunque sarà la risposta, per il presidente sarà l'ennesima patata bollente. Fonte di tensione con l'Anp è anche la questione della riapertura del consolato Usa a Gerusalemme, attesa, promessa e finora sempre rimandata. Per quietare gli animi, ed evitare passi dolorosi, Biden ha inserito nel programma una visita all'Augusta Victoria Hospital a Gerusalemme Est, la prima di un presidente americano nella zona della città rivendicata dai palestinesi come futura capitale di uno Stato.

Le tappe della missione

Il viaggio prenderà avvio mercoledì 13 luglio nel pomeriggio quando Biden atterrerà all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv: ad accoglierlo ci sarà il neo-premier Lapid alla sua prima vera prova del fuoco, che - in caso di successo - potrà giocarsi nella campagna elettorale che già si preannuncia come durissima. Accompagnati dal ministro della Difesa Benny Gantz, i due visiteranno una serie di installazioni per la sicurezza, tra cui una batteria di Iron Dome, il sistema di difesa missilistica schierato a protezione del Paese sui fronti caldi.

Washington sta cercando di far ottenere a Israele altri 500 milioni di dollari per sostituire batterie dopo il conflitto a Gaza nel maggio 2021. Secondo indiscrezioni di stampa, Biden dovrebbe annunciare il via libera a colloqui per l'acquisto dagli israeliani dell'Iron Beam, il sistema di difesa laser concepito per abbattere obiettivi più piccoli, come droni, razzi, colpi di mortaio e missili anti-carro. La giornata si concluderà con una visita allo Yad Vashem, il Museo dell'Olocausto a Gerusalemme.

Giovedì 14 luglio sarà la volta del faccia a faccia con Lapid - in un secondo momento si unirà anche il predecessore Bennett, che mantiene la carica di premier alternato - e poi con il presidente Isaac Herzog, seguito da un breve incontro con il leader dell'opposizione Netanyahu, con il quale i rapporti sono sempre stati tesi (ben prima che Biden arrivasse alla Casa Bianca) ma che è stato inserito per evitare di dare l'impressione di una preferenza Usa in vista delle elezioni di novembre.

Tra gli appuntamenti, anche un vertice virtuale del cosiddetto gruppo diplomatico I2-U2 di India, Israele, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, che darà particolare attenzione alla crisi della sicurezza alimentare innescata dall'invasione russa dell'Ucraina. A chiusura di giornata, ci sarà un discorso del leader americano all'inaugurazione delle Maccabiadi, le 'Olimpiadi' israeliane, insieme a Lapid ed Herzog.

Venerdì 15 luglio, dopo la visita all'Augusta Victoria Hospital a Gerusalemme Est, il capo della Casa Bianca si trasferirà nei Territori palestinesi, a Betlemme, dove vedrà il presidente dell'Anp, Abu Mazen: un'occasione per annunciare un pacchetto di misure, anche economiche, volte a rafforzare l'Anp.

Una volta ritornato all'aeroporto Ben Gurion, il capo della Casa Bianca partirà alla volta dell'Arabia Saudita, un unicum finora, il primo volo di un presidente Usa da Israele verso uno Stato arabo non riconosciuto dall'alleato mediorientale. A Gedda, Biden parteciperà al Consiglio di cooperazione del Golfo con i leader di Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, a cui si uniranno i leader di Egitto, Iraq e Giordania. Nella tappa saudita, tra i punti delicati in agenda, c'è il faccia a faccia con re Salman al quale parteciperà anche MbS.

Nonostante le precisazioni e i bizantinismi, il tema ha già suscitato polemiche negli Usa dal momento che segna un controverso cambio di linea politica di Biden che già in campagna elettorale aveva condannato duramente l'omicidio di Kashoggi, per il quale l'intelligence americana ha indicato il principe ereditario saudita come la 'mente'.

Ma l'orizzonte è più ampio, alla luce degli Accordi di Abramo che hanno contribuito a ridisegnare il Medio Oriente negli ultimi due anni. L'intesa firmata nel 2020 tra Israele, Emirati e Bahrein (cui si è poi aggiunto il Marocco) ha evidentemente ricevuto il benestare di Riad che tuttavia finora non ha voluto farne parte, nonostante le forti pressioni dell'allora presidenza Trump e le aspettative dello stesso Stato ebraico.

Nelle scorse settimane, proprio in vista della missione di Biden, sulla stampa si è parlato di una "road map per la normalizzazione" delle relazioni tra Israele e Arabia Saudita sulla quale gli Usa sono impegnati a lavorare: un processo di lungo periodo che richiederà tempo ma che potrebbe già registrare dei primi risultati.

Rientra in quest'ottica la mediazione di Washington tra Arabia Saudita, Israele ed Egitto per il trasferimento della sovranità su due isole strategiche nel Mar Rosso, Tritan e Sanifar, dal Cairo a Riad, previo via libera dello Stato ebraico. Ugualmente, si sta lavorando a un accordo che permetta a Israele di usare lo spazio aereo saudita per i voli diretti verso India e Cina, e preveda anche voli diretti tra i due Paesi per i pellegrini musulmani.

Non ultimo, alla fine di giugno Gantz ha rivelato che Israele è impegnato, con il sostegno degli Usa, nella creazione di una 'Middle East Air Defense Alliancè - già in parte operativa - che rafforzi la cooperazione con i Paesi arabi della regione contro l'Iran. Il leader di Blu e Bianco in quell'occasione ha espresso la speranza che si faccia "un altro passo avanti" in questa direzione durante la visita di Biden. Il direttore per il Medio Oriente del consiglio per la Sicurezza nazionale americano, Brett McGurk è volato a Riad nei giorni scorsi ma non è chiaro se abbia avuto successo o se invece bisognerà attendere ancora.

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