"Il tumore al seno si sconfigge, la prevenzione può salvare la vita"

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Donne (Photo: Donne)
Donne (Photo: Donne)

Storie di sofferenza, ma anche di rinascita, in cui una notizia inaspettata diventa occasione per riscoprire una forza interiore spesso dimenticata. Ottobre è il “mese rosa” dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Per sensibilizzare un numero sempre più ampio di persone sull’importanza della diagnosi precoce, abbiamo parlato con diverse donne che lo hanno avuto o lo hanno tutt’oggi. Ecco le loro testimonianze.

Elisa: “Affronta giorno per giorno. Se non puoi cambiare la situazione in cui ti trovi, puoi cambiare il tuo atteggiamento rispetto a quella situazione”

Elisa Presenti (Photo: Instagram/Elisa Presenti)
Elisa Presenti (Photo: Instagram/Elisa Presenti)

“D’ora in avanti dovrai essere come un soldato che, con il fucile sottobraccio, va dritto alla meta”. Elisa Presenti, 32 anni, queste parole non le ha mai scordate, da quando sei mesi fa l’oncologa le ha detto “questo tumore si può guarire, ma devi volerlo”. Da quel momento, come un vero e proprio soldato, non ha mai smesso di lottare, condividendo anche online la propria esperienza, perché vuole “essere un aiuto alle altre persone”. Nata a Grosseto, vive a Lucca ormai da dodici anni con suo marito e i suoi tre figli, Emily (6 anni), Kian (4) e Grace (2), ed è proprietaria di un ristorante. Una sera di un anno fa è a casa con i bimbi quando sente qualcosa di duro nel petto. Ma questo è solo l’ultimo di una lunga serie di segnali che ha iniziato a notare da tempo: fastidi, attimi in cui rimane senza respiro. Capisce che qualcosa non va. “In un secondo ho visto tutte le situazioni che poi ho vissuto davvero: la chemioterapia, la perdita dei capelli”. Al pronto soccorso le dicono che quel rigonfiamento può essere il trauma conseguente a una botta che aveva preso, e le prescrivono un antibiotico. Ma Elisa quell’antibiotico non lo ha mai preso. Il giorno successivo va a fare un’altra visita. Scoprono un nodulo. È un tumore maligno. “La mia prima reazione è stata un pianto fortissimo. Ho visto crollare in un attimo tutto ciò che avevo costruito”, racconta all’HuffPost. Incredula, confusa, perde cinque chili in una settimana. Passa giorni a chiedersi come mai questa diagnosi sia toccata proprio a lei. Con i bambini decide di essere sincera, “mamma ha un piccolo sassolino nel seno - gli dice - e dovrà fare delle terapie per farlo diventare sempre più piccolo”. E poi c’è suo marito, la sua “parte razionale”. “A volte passo giorni a piangere e lui mi riporta nel momento presente”. Ma Elisa ha sempre voluto fare di più, lasciare il segno. Per questo ha iniziato a condividere la propria vicenda sui social, nel profilo Instagram “Elisamommyonthego”, seguito da quasi 6mila persone. Ha aperto uno shop online, in cui vende magliette con scritte motivazionali per chi sta combattendo la sua stessa battaglia. Gran parte del ricavato lo donerà all’Airc, per la ricerca sul cancro. A una donna che scopre oggi di avere un tumore, Elisa direbbe: “Affronta giorno per giorno. Se non puoi cambiare la situazione in cui ti trovi, puoi cambiare il tuo atteggiamento rispetto a quella situazione”. Tra poco Elisa dovrà operarsi. Sarà la sua prima operazione e non nasconde di avere paura. “Ma senza paura non esiste coraggio”, dice emozionata al telefono.

Margherita: “Se è vero che le alluvioni portano con sé tragedie e distruzione, è vero anche che l’uomo ha la capacità di reagire e ricostruire”

Margherita (Photo: Instagram/@DiarioDiUnaMammaOncologica)
Margherita (Photo: Instagram/@DiarioDiUnaMammaOncologica)

Margherita ha 36 anni, un bimbo piccolo e quando ha scoperto di essere malata ha aperto una pagina su Instagram che si chiama Diario di una Mamma Oncologica. “Immagino sia stato il bisogno di avere un confronto (e un conforto) con donne che avevano passato quello che stavo passando io - spiega all’Huffpost -. Avevo bisogno di sentirmi dire che sì, era difficile, ma tutto si poteva affrontare e risolvere. Purtroppo avere il cancro ti fa sentire come dentro un clan. Nessuno al di fuori del clan, neanche le persone che ti amano di più al mondo, può capire cosa si prova. Una specie di Fight club”. Un club di combattenti, che tuttavia hanno momenti, come si può capire, di debolezza. In un post Margherita ha scritto che si sente in colpa. ”È inevitabile - racconta -. La mia malattia ha tolto la serenità a tutta la mia famiglia. Ha spento lo sguardo di tutte le persone che mi circondano e che sono costantemente preoccupate per me. So che non ho scelto di ammalarmi, ne sono consapevole razionalmente. Ma non posso fare a meno di raccontarmi che sarebbe tutto diverso se questo inquilino indesiderato non avesse deciso di accamparsi proprio dentro il mio corpo”. Qualche giorno fa Margherita ha condiviso un momento importante del suo percorso, che in qualche modo segna una rinascita. “Ora sto bene - dice -. Ho finito le chemio quindi sono felice. Mi attende un altro intervento e la radioterapia...ma diciamo che il più è fatto. Cerco di vivere un giorno alla volta e di non preoccuparmi più del dovuto per il futuro”. Racconta che si è fatta un regalo per celebrarlo, un braccialetto che le ricorda che dopo il temporale c’è sempre un arcobaleno. Così scrive: “Una massa gigantesca di acqua fredda e sporca che travolge tutto ciò che avevi pazientemente costruito sulla tua piccola strada. Se è vero che le alluvioni portano con sé tragedie e distruzione, è vero anche che l’uomo ha la capacità di reagire e ricostruire. Mi sto rimboccando le maniche per ricostruire la mia vita, anche se il percorso che ho intrapreso non è finito. Con la speranza che di alluvioni, sulla mia strada, non se ne vedranno più. In fondo, penso che la vita me lo debba, no?”

Dalila: “Scoprire che il test genetico, il BRCA era positivo mi ha tolto un peso. Non era più colpa mia, non avevo fatto io qualcosa di sbagliato”

Dalila (Photo: Instagram/@donnadelirio)
Dalila (Photo: Instagram/@donnadelirio)

Dalila ha 34 anni e un figlio, il secondo, nato da pochi mesi. Era incinta quando, facendo la doccia, ha scoperto di avere sul seno qualcosa di strano, come un granello di caffè. È andata subito dal medico curante che però l’ha tranquillizzata: sarà un cambiamento ormonale dovuto alla gravidanza. Siamo in piena seconda ondata di Covid, c’è tanto lavoro. Ma per fortuna (lo dice anche lei) Dalila è incinta di 20 settimane. Al controllo dal ginecologo, le cose cambiano: anche perché la pallina è raddoppiata in una settimana. Quindi visita immediata dal senologo privatamente, “perché se no bisogna aspettare troppo”. Biopsia urgente e dopo 10 giorni la diagnosi. “Nello studio medico ero da sola - racconta all’Huffpost -. Nella mia regione, l’Abruzzo, c’erano state solo tre altre donne che si erano ammalate in gravidanza. Non potevo fare esami specifici, i medici non potevano rispondere alla domanda che si fanno tutti: quanto mi resta da vivere?”. Dalila ha un triplo negativo: un tumore aggressivo che cresce velocemente ma che fortunatamente reagisce velocemente. Anche questa volta nel suo racconto usa una parola che può sembrare discordante con quello che le è successo. “Sono stata molto molto fortunata, perché il mio corpo ha risposto molto bene alle cure”. Metà chemio l’ha fatta durante gravidanza, poi una pausa per riprendersi, e il taglio cesareo per far nascere il piccolo Giona. Qualche settimana in famiglia anche con il bimbo più grande, Giosuè. E poi di nuovo via da casa, fuori regione per curarsi. A Verona di nuovo chemio e poi l’intervento di mastectomia bilaterale. “Paradossalmente scoprire che il test genetico, il BRCA era positivo mi ha tolto un peso. Non era più colpa mia, non avevo fatto io qualcosa di sbagliato. All’inizio quando l’ho scoperto avevo paura di fare del male a mio figlio. Invece poi col procedere della gravidanza ho sentito una gran forza. L’obiettivo era portare in salvo il mio bambino e farlo sopravvivere. Quello che sarebbe successo a me l’avrei capito dopo. Ora posso dire che anche lui mi ha salvato la vita”.

Antonella: ”È vero che la parola ‘carcinoma’ fa paura, ma è altrettanto vero che quello alla mammella con la prevenzione ha ottimi successi. Non rimandate mai i controlli”

Antonella Giuliano (Photo: Antonella Giuliano)
Antonella Giuliano (Photo: Antonella Giuliano)

“Non rimandare mai le visite. Non bisogna aspettare i fastidi o i dubbi. Dopo i 50 anni la mammografia va fatta una volta all’anno. E se ci sono casi in famiglia, anche più frequentemente”. Queste le parole di Antonella Giuliano, 57 anni, odontoiatra a Campobasso. Dopo aver affrontato un carcinoma che le ha cambiato la vita, ha compreso l’importanza della prevenzione. Tre anni fa, nel 2018, scopre un nodulo fibrotico al seno, che si presume sia benigno. Lo fa rimuovere, ma non finisce lì. Dall’esame istologico risulta che quella piccola area prelevata per l’esame è solo una piccola parte di un tumore più grande, infiltrante, cioè non al primo stadio. “Ho rimesso tutto nelle mani dei professionisti e di Dio - racconta all’Huffington Post -. Ho trovato conforto nella preghiera. Questa esperienza mi ha reso ancora più consapevole che la salute è un dono, e quando viene meno bisogna curarla”. Per fortuna i linfonodi sentinella (quelli che permettono di capire se il tumore ha iniziato a diffondersi in altri organi) sono puliti, quindi non deve fare terapie invasive. “Le donne non devono trascurarsi: una mia amica, per dei problemi che aveva in famiglia, ha rimandato le visite, nonostante sentisse che c’era qualcosa che non andava al seno. Dopo due anni e mezzo di battaglia non ce l’ha fatta, ha lasciato tre figlie, l’ultima di nove anni. Per me questo è stato un dolore immenso e penso sempre a quanto sia importante riuscire a prevenire questo male, perché così facendo puoi salvarti la vita”. “È vero che la parola ‘carcinoma’ fa paura, ma è altrettanto vero che quello alla mammella con la prevenzione ha ottimi successi, al contrario di altri tumori, come quello al pancreas, che sono più pericolosi. Non rimandate mai i controlli”.

Ester: “Rimane come una piccola ombra dentro di te, ogni volta che faccio i controlli ho paura che la dottoressa possa uscire con quella cartellina”

Ester Venier (Photo: Ester Venier)
Ester Venier (Photo: Ester Venier)

“Rimane come una piccola ombra dentro di te, ogni volta che faccio i controlli ho paura che la dottoressa possa uscire con quella cartellina”. Ester Venier, 52 anni, di Roma, oggi è in salute, ma sa bene cosa vuol dire affrontare un tumore al seno. Scopre di averne uno nel 2009, all’età di 40 anni. Sta facendo una ecografia di routine quando vede i medici “soffermarsi un bel po’ su una parte specifica del seno”. Arriva la diagnosi: carcinoma mammario ormonosensibile. Si tratta di un tipo di tumore che si sviluppa grazie agli ormoni prodotti dalla donna che, interagendo con le cellule tumorali, permettono a queste di proliferare. Due giorni dopo Ester si opera. “All’inizio è una doccia fredda. Io non realizzavo cosa mi stesse succedendo, ho preso coscienza della cosa attraverso le reazioni di mio marito, che mi è sempre stato accanto. Lui ha avuto un crollo pazzesco, ha pianto, io in quel momento pensavo a sostenere lui”. Soltanto dopo questa “bestia nera” inizia a prendere corpo sulle spalle di Ester, che è preoccupata per i suoi figli piccoli: Sofia, di 9 anni, Tommaso di 6 e Gabriele di 3. All’inizio decide di non mettere al corrente tutti i parenti, perché “è come se gli altri potessero associare una diagnosi di cancro a una morte certa”. E lei non vuole questo. Il tumore è allo stadio iniziale e non ha intaccato i linfonodi. Ester vuole lottare. Inizia sei cicli di chemioterapia e dieci di radioterapia. “Non vedi mai l’alba, il fisico comincia a cedere. Ti vedi sfiorire, perdi i peli e i capelli, assumi un colorito grigiastro, hai nausea, mal di testa, debolezza. Vivi in uno stato psicologico di completa devastazione. Ti chiedi se tornerai mai ad avere un rapporto col tuo fisico come prima. Rifletti sul fatto che la tua vita può terminare e riorganizzi le priorità. Capisci quanto è importante fermarsi e apprezzare le piccole cose. Rivalorizzi l’amicizia, l’empatia, i rapporti non formali”. Un ruolo fondamentale è quello di suo marito. “Se ti dovessi dire che tipo di medicine prendevo, non lo so. Pensava a tutto lui. Mi faceva le iniezioni, andava in farmacia, chiamava il medico di base”. Oggi Ester sta bene, ma pensa spesso a cosa sarebbe successo se avesse rimandato i controlli. “La prevenzione? È la prima medicina”.

Laura: “Tutt’oggi, dopo cinque anni che ne sono fuori, ho le lacrime agli occhi quando ne parlo, perché non ho avuto mai un momento per potermi piangere addosso”

Laura Iavarone (Photo: Laura Iavarone)
Laura Iavarone (Photo: Laura Iavarone)

“Tutt’oggi, dopo cinque anni che ne sono fuori, ho le lacrime agli occhi quando ne parlo, perché non ho avuto mai un momento per potermi piangere addosso”. A distanza di un mese dalla diagnosi di tumore al seno che riceve nell’ottobre del 2016, Laura Iavarone, 49 anni, segretaria in uno studio medico a Roma, scopre che sua sorella ha il suo stesso male. Comincia una battaglia che per Laura è doppia, perché oltre a se stessa, deve supportare sua sorella. “Lei psicologicamente si è abbattuta di più, e io ho cercato di accantonare tutte le mie paure”. Sua figlia ha 4 anni. Prima dell’intervento Laura inizia la chemioterapia, perché tutti gli esami che fa con l’agoaspirato danno esiti nefasti. Ha tre noduli maligni. A giugno 2017 le rimuovono completamente il seno. A parte le difficoltà fisiche, la cosa più difficile per lei è mostrarsi forte con la sua famiglia, che si raduna più attorno al dolore della sorella che al suo. “In genere sono io quella che supporta in caso di cose negative, quindi sapevo di poter contare poco su di loro”. Racconta che solo al lavoro può sfogarsi, con la collega e la dottoressa con cui lavora. “Venivo al lavoro, piangevo, mi supportavano, poi prendevo le mie cose e tornavo a casa col sorriso sulle labbra perché non volevo mostrarmi debole con mia figlia”. Dopo l’operazione le ricostruiscono il seno. Attende un mese, poi ricomincia la chemioterapia. “In questa occasione ho scoperto di essere forte, prima non lo sapevo. Ci sono risorse che solo dentro di noi possiamo trovare. Le parole degli amici aiutano, ma la grinta la possiamo trovare solo dentro noi stessi”. “A una donna che scopre oggi di avere un tumore direi che c’è una fine a questo percorso che sembra buio. Se ne esce più forti. Impari a dare priorità diverse nella vita. Ti rendi conto di chi ti sorregge davvero e di chi ti cerca solo per una serata in compagnia”. Oggi Laura sta continuando la terapia ormonale e ribadisce l’importanza della prevenzione, perché “è tutto. Puoi intervenire ed evitare finali catastrofici”.

Melania: “Ho capito che nella vita la felicità te la danno le cose semplici. Svegliarsi, aprire la finestra e vedere il cielo azzurro. Sembrano stupidaggini, ma quando il dottore ti dice “hai un tumore e delle metastasi” quel cielo azzurro non lo vedi già più”

Melania Giampà (Photo: Instagram/Melania Giampà)
Melania Giampà (Photo: Instagram/Melania Giampà)

“L’obiettivo è cronicizzare la malattia, perché quando sei metastatica non si parla di guarigione”. Melania Giampà, 36 anni, impiegata di Concorezzo (un paesino in provincia di Monza e Brianza), scopre un anno e mezzo fa di avere un tumore. Era il 18 aprile 2020. Inizialmente, i medici pensano si tratti di una infezione alle vie urinarie, ma lei ha dei dubbi. Ha dolori all’inguine e alla schiena, fa fatica a camminare, di tanto in tanto le viene la febbre. Le prescrivono una tac. Il risultato è completamente inaspettato: tumore al seno con vari noduli, il più grande è di 5 cm, e altre metastasi in tutto il corpo: bacino, entrambi i femori e una vertebra. Comincia la radioterapia, che la porta al “culmine del dolore per poi scendere”. “Ero talmente scioccata che non parlavo - racconta - non riuscivo a dire niente, tremavo. Ho dovuto iniziare un percorso con una psicologa. Senza di lei non ce l’avrei fatta”. Anche in famiglia restano tutti scioccati, perché non era mai successo a nessuno prima, ma le rimangono tutti accanto. Per il compagno di Melania non è altrettanto facile. “Abbiamo passato i primi giorni come se fossimo nel vuoto. Lui aveva paura che potesse succedere il peggio”. Ma il dolore più grande è un altro: Melania deve andare in menopausa farmacologica, e non potrà più avere bambini, perché il suo è un tumore ormonale, e con una gravidanza avrebbe un picco di ormoni così alto da rischiare di mandare all’aria tutto il lavoro fatto con le terapie. “Guardo le mie coetanee neomamme e dico ‘anche io vorrei pensare a quello’, vorrei andare con mia mamma nei negozi per bambini, invece lei mi ha dovuto accompagnare dall’oncologo. Diventare madre è sempre stato un mio desiderio, fin da piccola, e adesso vedermelo portare via così, da qualcosa più grande di me che non posso controllare, mi fa rabbia”. Oggi Melania non si è ancora operata, ma è in terapia. “Ho capito che nella vita la felicità te la danno le cose semplici. Svegliarsi, aprire la finestra e vedere il cielo azzurro. Sembrano stupidaggini, ma quando il dottore ti dice “hai un tumore e delle metastasi” quel cielo azzurro non lo vedi già più. Vedi tutto nero. Il cancro è una malattia grossa e ti senti così piccola in confronto che hai bisogno di qualcuno vicino e hai bisogno di sapere che non sei sola. Il cancro non è solo morte, anzi, è una voglia di vita immensa. Perché proprio in quel momento capisci quanto è importante ascoltare il proprio corpo e prendersene cura. Ho visto più vita in tutte le donne malate di tumore che in tutto il resto delle persone”.

Giulia: “Sono più consapevole che le cose dall’oggi al domani possono cambiare, e le vivo di più. La forza? In qualche modo ti arriva”

Giulia Calori (Photo: Giulia Calori)
Giulia Calori (Photo: Giulia Calori)

Ha 31 anni ed è in vacanza con il suo compagno Giulia Calori, psicologa di Milano, quando sente qualcosa di strano nel petto mentre fa una doccia, come “una piccola pallina”. Non si allarma subito, cosa può essere? “Io sono giovane”, pensa. Prima di allora non ha mai fatto visite, ma stavolta prende un appuntamento all’Istituto europeo di oncologia. Scopre di avere un tumore. “Il mio primo pensiero è stato che non doveva succedere in quella fase della mia vita. Il lavoro stava andando bene, io e il mio compagno avevamo deciso di provare ad avere un figlio. E in un attimo si è bloccato tutto. Sono diventata piccola piccola e non capivo cosa stesse succedendo”. È sua madre a fare le domande al medico, Giulia è quasi incosciente, “è lì ma non è lì”, ci racconta emozionata. Solo durante il viaggio in macchina inizia a piangere, perché comincia a capire che non si tratta di un incubo, è la realtà. Di lì a poco si opera. Le fanno una mastectomia. Fa l’operazione durante il lockdown, quindi nessuno dei suoi parenti o amici può entrare in ospedale con lei, ma “i medici hanno molta umanità” e la rassicurano. Poi inizia la radioterapia e la terapia ormonale. Le inducono la menopausa. Il momento più difficile per lei è stato guardarsi dopo l’intervento: “Non è facile accettare il proprio corpo in quelle condizioni, tutte le cicatrici, le asportazioni”. La sua famiglia la supporta in ogni modo, soprattutto sua madre, che “non molla un attimo”. Oggi Giulia è una donna più forte di prima. “Sono più consapevole che le cose dall’oggi al domani possono cambiare, e le vivo di più. Ero dedita al lavoro, adesso il lavoro ho capito che è nulla. La forza? In qualche modo ti arriva. Ti ritrovi in mezzo a questo vortice e puoi solo affidarti ai medici”. Non perdere mai la speranza, questo è l’insegnamento che Giulia ha compreso in questi anni di battaglia, perché “col tempo, quello che all’inizio spaventa, va meglio”.

Pieranna: “Voglio vivere. Anche una semplice passeggiata può fare la differenza. Sono le piccole cose che danno felicità”

Pieranna Di Iacovo (Photo: Pieranna Di Iacovo)
Pieranna Di Iacovo (Photo: Pieranna Di Iacovo)

Un tumore, si sa, può cambiare la vita, ma nel caso di Pieranna Di Iacovo, 57 anni, farmacista a Roma, questa frase è vera solo a metà. Perché Pieranna, quando scopre di avere un nodulo al seno lo scorso febbraio, una battaglia la sta già combattendo. Suo marito, Mauro, è malato di Sla già da quattro anni. Lei gli è sempre stata accanto. Anche quando scopre di avere un tumore, i suoi pensieri vanno subito a lui. “La cosa più brutta è stata dirlo a mio marito. Io ero il suo sostegno e avevo paura che lui si scoraggiasse della sua lotta. Ma a un certo punto io non volevo essere più forte”. Mauro viene a mancare lo scorso maggio. In quel momento Pieranna pensa di mollare, perché cominciano i sensi di colpa. Crede che la sua malattia abbia contribuito a rendere suo marito più debole. Nel frattempo però si opera, le tolgono anche un linfonodo positivo, e supera le prime difficoltà. Il tumore non le ha mai fatto paura. “Avendo avuto Mauro con la Sla ho pensato ‘c’è di peggio’. Io non so se l’ho affrontata davvero la mia malattia, perché mi sono concentrata sempre su di lui. Poi essendo rimasta sola con mia figlia ho lottato per lei. Non so se ho mai lottato per me. Sapere di doverlo fare per un’altra persona mi ha aiutata. È una cosa strana, perché uno di solito lotta per se stesso. Io invece ho trovato in loro la mia forza”. Ora che ha iniziato la terapia ormonale e tutto sta andando per il meglio, Pieranna ha imparato cosa significa superare il dolore e ricorda che proprio suo marito, insegnante di matematica e statistica, le diceva sempre: “Il tumore al seno lo superi statisticamente nel 90% dei casi”. “Mauro mi ha insegnato che non bisogna mai arrendersi - racconta - ma non è finita. Anche se levi il tumore la vita ti cambia, perché da quel momento sai che dovrai fare sempre controlli, perché potrebbe tornare. Ora guardo diversamente alla vita, perché so quanto il nostro quotidiano possa cambiare da un momento all’altro. Se posso fare una cosa bella la faccio subito. Voglio vivere. Anche una semplice passeggiata può fare la differenza. Sono le piccole cose che danno felicità”.

Elena: “Il tumore mi ha costretta ad attendere. Non si sconfigge un tumore in un giorno. Quindi per forza di cose ho dovuto imparare la pazienza”

Elena Gennaro (Photo: Elena Gennaro)
Elena Gennaro (Photo: Elena Gennaro)

Elena Gennaro, neuropsichiatra infantile a Pescara, ha 61 anni ed è in montagna a sciare quando sente “una noce” sul seno sinistro. Va subito a fare una mammografia e la diagnosi è delle peggiori: tumore al seno. Complice la razionalità maturata con la sua professione, Elena non si dispera. Rimane lucida. Anche al telefono, mentre ci racconta la vicenda, la sua voce non vacilla un attimo. “Il tumore è una malattia come un’altra. E si può guarire. Basta affrontarlo giorno per giorno”. Solo con i medici si sfoga, non ha tempo per piangersi addosso. Si autodefinisce una “iperattiva”, ma questa vicenda le insegna a pazientare. “Il tumore mi ha costretta ad attendere. Non si sconfigge un tumore in un giorno. Quindi per forza di cose ho dovuto imparare la pazienza. E mi sono addolcita”. Anche con i suoi piccoli pazienti cambia atteggiamento, perché capisce che “quando si va davanti a un medico si ha sempre un po’ di paura”. Va a Ortona,nell’ospedale “Gaetano Bernabeo”, in un importante centro specializzato nel tumore al seno, dove c’è una presa in carico non solo della malattia, ma della persona nel suo insieme: si fanno incontri, camminate in montagna, agoterapie, yoga. Inizia la chemio, perde i capelli ma il tumore non si riduce, anzi cresce in fretta. Quindi si opera e poi fa altri dieci mesi di chemio. Adesso sta bene, perché per fortuna non c’erano metastasi. Ha ripreso a lavorare, ad andare in bicicletta, ma anche durante la chemio ha sempre cercato di fare tutto, nonostante ci fosse il Covid. Una cosa le dispiace: “Purtroppo ho perso la fede, da anni. Quando ero una giovane studentessa di medicina ho visto mia zia morire, e da quel momento ho smesso di credere in Dio”. “Ma credo molto nella medicina. Oggi per combattere il tumore ci sono buone terapie. L’importante però è anche volersi bene, condividere e confrontarsi”.

Diletta: “Voglio combattere e non abbandonarmi alla malattia o al mio destino. A una donna che scopre oggi di avere un tumore direi di non perdere mai la speranza e di credere nella medicina. Oggi il tumore al seno si può combattere”

Diletta Giuliano (Photo: Diletta Giuliano)
Diletta Giuliano (Photo: Diletta Giuliano)

“Mi è tornata in mente tutta la mia vita passata, tutte le esperienze che ho fatto, le città in cui ho vissuto. Tutto in un istante. Poi è cominciata la disperazione”. Era febbraio 2019 quando Diletta Giuliano, 52 anni, italiana a Dubai, scopre di avere un tumore al seno. Sei millimetri, al primo stadio. Si trova molto in fondo all’areola, e nemmeno con l’autopalpazione che fa regolarmente riesce a sentirlo. Nel mese successivo alla scoperta, i medici la “rivoltano come un calzino”. Le chiedono un test genetico, perché c’erano stati altri casi in famiglia, ma il risultato esclude qualsiasi legame. E poi risonanza magnetica, pet scan, visite su visite. Nel frattempo il tumore cresce di un altro millimetro. Di sera si sfoga in lunghi pianti con suo marito. Quando ormai è certa di doversi operare, inizia il dilemma: “Mi opero in Italia o a Dubai?”, perché Diletta ha tre figli, di 19, 16 e 13 anni, e non se la sente di lasciarli per un mese e mezzo, considerata anche la terapia post operazione che avrebbe dovuto fare. “Mamma perderà i capelli?”, chiede il più grande. I due piccoli rimangono invece ammutoliti. Ma Diletta non dovrà fare chemioterapia, solo radioterapia, quindi non li avrebbe persi. Si opera a Dubai, l’intervento va bene. Ora sono passati due anni e mezzo, ogni tre mesi fa gli esami del sangue e i marcatori, ogni sei l’ecografia e una volta all’anno la mammografia. “Ogni volta che vado a fare un controllo ho paura - racconta all’HuffPost -. Ma voglio combattere e non abbandonarmi alla malattia o al mio destino. Sono contenta delle esperienze che ho fatto nella vita, e nei momenti peggiori mi dicevo ‘Diletta vuoi continuare a vivere queste esperienze?’ Sì, pensavo, io voglio vedere i miei figli crescere e sono innamorata della vita”. “Ho trovato la forza nella preghiera. Sono sempre stata cattolica e praticante, ma in questa situazione mi sono avvicinata ancora di più a Dio. A una donna che scopre oggi di avere un tumore direi di non perdere mai la speranza e di credere nella medicina. Oggi il tumore al seno si può combattere”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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