Il vaccino ai bimbi sarà volontario. Così Draghi sterilizza la propaganda sovranista

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Italy's Prime Minister Mario Draghi speaks during a news conference at the end of the G20 summit in Rome, Italy, October 31, 2021. REUTERS/Yara Nardi (Photo: Yara Nardi via Reuters)
Italy's Prime Minister Mario Draghi speaks during a news conference at the end of the G20 summit in Rome, Italy, October 31, 2021. REUTERS/Yara Nardi (Photo: Yara Nardi via Reuters)

Il governo smina la strada verso la vaccinazione per i bambini dai 5 agli 11 anni, in dirittura d’arrivo con il via libera di Ema e Aifa atteso entro Natale. Il ministro della Salute Speranza venerdì a Palazzo Chigi, in conferenza stampa affiancato dal generale Figliuolo e dal coordinatore del Cts Locatelli, ha ripetuto tre volte che “non ci saranno novità” sul sistema del Green Pass. Ovvero, che non è alle viste né l’introduzione della carta verde per gli under 12 né l’estensione della medesima agli studenti over 14 (come accade per gli insegnanti e anche per i ragazzi nelle università). Significa che la campagna vaccinale per i piccoli – ancora da mettere a punto, ma che verrà affidata alla struttura commissariale con il supporto dei pediatri – avverrà per ora su base volontaria. A scelta, libera, delle famiglie.

Una strategia che, al netto della propaganda politica, taglia l’erba sotto i piedi di Lega e FdI, “ferocemente” contrari all’obbligo ma non ovviamente agli altrui convincimenti. Va detto che Draghi e Speranza puntano soprattutto a non alimentare tensioni sociali, in concomitanza con il via libera alla terza dose per gli under 60 e in considerazione conto delle perplessità di molti genitori. Il sottosegretario alla Salute Sileri oggi in un’intervista al “Corriere” ha messo le mani avanti: “Mi aspetto delle resistenze, ma è importante che almeno la metà dei 3,2 milioni di bambini italiani in quella fascia si vaccini”. Con l’obiettivo laterale di tenere le scuole aperte, priorità a cui il premier tiene molto. Ma la strada della volontarietà punta anche a disinnescare – il più possibile – il braccio di ferro con l’ala destra della maggioranza.

Già sul siero agli adolescenti, Salvini nei mesi scorsi era salito sulle barricate: “Sulla salute dei nostri figli e sulla pelle dei bambini non si scherza, non sono cavie da laboratorio”. Sensibilità diffusa nella Lega, e spesso ribadita alla Camera dal Claudio Borghi, con evocazione del rapporto tra rischi e benefici. Anche Giorgia Meloni ha invitato alla prudenza: “Bisogna andare molto cauti – ha detto a settembre – Non penso che vaccinerò mia figlia di 5 anni”.

Ma sul no all’obbligatorietà si può alzare il livello di scontro, sulla volontarietà è più arduo. Salvini non si fida: aspetta di vedere come si muoverà in concreto il governo, sa che l’inverno sarà lungo, non vuole ammainare questa bandiera, che si incrocerà inevitabilmente con la fine (e probabile proroga) dello stato di emergenza e con i tempi strettissimi – e blindati – della manovra. Il Capitano, in soldoni, non intende precludersi un certo tasso di propaganda. Dentro FdI, invece, è Ignazio La Russa a esprimere la linea: “Sul vaccino ai bambini saremo ferocemente contrari. Questo non vuol dire che un genitore, se vorrà, non potrà vaccinare il figlio, l’importante è che non si parli di Green Pass per i bambini”. E Fabio Rampelli aggiunge: “La vaccinazione dei bambini non può essere obbligatoria. E poi aspettiamo che ci vengano spiegate scientificamente le ragioni per le quali si ritiene che sia giusto farla”. Per il momento, il casus belli non c’è.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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