Il vaccino russo Sputnik in 40 Paesi nel mondo. Perché non in Europa

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
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Sputnik V (Photo: Getty)
Sputnik V (Photo: Getty)

Tutti vogliono Sputnik V. Mezza Europa lo invoca, di fronte a frigoriferi ancora troppo vuoti. Ma il percorso ufficiale del vaccino russo in Ue non è neppure iniziato, tra ritardi, presunte incomprensioni e probabili strategie. Ad oggi, siamo solo alla fase preliminare e non ci sono elementi per prevedere come andrà a finire. Niente a che vedere con la facilità con cui Sputnik V ha ottenuto l’autorizzazione per uso emergenziale in quasi quaranta Paesi del mondo, dall’Argentina all’Ungheria, dalla Guinea agli Emirati Arabi Uniti. Lo ha fatto in base ad accordi stretti tra il Russian Direct Investment Fund (RDIF), il fondo sovrano russo che ha finanziato la scoperta dei vaccini, e i singoli Paesi, le cui agenzie del farmaco hanno ritenuto sufficienti i dati forniti dai russi. Ma un conto sono gli standard richiesti dalle agenzie di Paesi come Messico, Myanmar, Tunisia, Serbia, un altro è superare il dettagliatissimo esame imposto da enti regolatori come l’Agenzia europea del farmaco Ema o l’americana Fda. La premessa serve per inquadrare la questione Sputnik al di fuori di facili slogan e tifo da stadio, come sta accadendo in modo sempre più evidente nelle ultime ore. Perché in gioco non c’è ‘solo’ un vaccino che potrebbe diventare un’arma in più contro la pandemia, ma il senso stesso di concetti da maneggiare con cura: regole, garanzie, fiducia, trasparenza, Unione Europea.

Finora, i rapporti tra l’Ema e il fondo russo sono stati altalenanti. Ad oggi, dopo settimane di contatti e dichiarazioni (soprattutto russe), siamo ancora in fase di valutazione preliminare da parte del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema (Chmp), dopo un’apparente incomprensione tra russi e funzionari europei: i russi avrebbero indirizzato la domanda a fine gennaio al Cesp, il portale del Comitato dei capi delle agenzie mediche dei vari Paesi, anziché...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.