Il vertice sul Recovery Fund è in bilico

Massimo Maugeri
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AGI - Al termine di tre lunghe giornate di negoziati, incontri bilaterali, mini-vertici e tentativi di di compromesso, i capi di Stato e di governo europei si sono seduti poco fa al tavolo per tentare di arrivare a un accordo sul Recovery Fund e il Bilancio pluriennale della Ue. Ma le posizioni rimangono ancora distanti e l'esito del vertice resta in bilico. Quattro le principali questioni ancora aperte: la prima, l'ammontare totale del Recovery Fund, strettamente legata alla seconda, ovvero il bilanciamento tra sussidi e prestiti.

Sfida tra Nord e Sud

Su questo capitolo va in scena la sfida tra frugali (Olanda, Svezia, Austria e Danimarca, con il sostegno della Finlandia) e mediterranei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia, col l'appoggio di Francia e Germania). I frugali vorrebbero ridurre a 700 miliardi l'importo complessivo del Fondo, suddividendolo in 350 miliardi di sovvenzioni e 350 miliardi di prestiti. Italia e Spagna, con il sostegno di Parigi e Berlino non intendono cedere sul taglio al Recovery che deve essere mantenuto a quota 750 miliardi, e non vogliono scendere al di sotto di 400 miliardi di sovvenzioni (e dunque 350 miliardi di prestiti).  Italia e Olanda, intanto, secondo quanto trapela, stanno negoziando bilateralmente con la supervisione dei tecnici della Commissione, la questione della governance. 

Gli altri due capitoli aperti sono quello delle condizionalità sulle riforme che dovranno presentare i Paesi e il rispetto dello Stato di diritto. Il principio portato avanti soprattutto dai Governi nordici è che tutti gli esecutivi dovrebbero aver diritto di chiedere il blocco dei fondi Ue per chi non fa i compiti a casa tanto sul raggiungimento degli obiettivi economici europei (controllo della spesa pubblica, efficienza dell'amministrazione e rilancio degli investimenti) quanto sul rispetto dei principi (trasparenza nell'uso dei fondi, contrasto ai conflitti di interesse e indipendenza della magistratura). Entrambe le richieste di controllo sulla spesa altrui, nelle prime due giornate di summit, sono state rispedite al mittente sia dai mediterranei che dal blocco di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia).

Attese e rinvii

I troppi capitoli aperti hanno finora reso impossibile la stesura di una traccia condivisa e anche la terza giornata del summit Ue ‘decisivo' sul Recovery Fund e il bilancio pluriennale resta incerto. La domenica dei leader è passata all'insegna dell'attesa e dei rinvii. La prima riunione plenaria, prevista inizialmente per le 12, è slittata prima alle 16 e poi alle 19,30.

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nella speranza di trovare la quadra ed evitare il naufragio del summit, ha incontro praticamente tutti i leader, a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, dal presidente francese Emmanuel Macron. Parigi e Berlino continuano a fare pressione sui nordici per convincerli a mollare la presa e cedere soprattutto sull'ammontare del Recovery e la distrubuzione delle risorse tra prestiti e sovvenzioni. Nella girandola di incontri Michel ha visto il premier italiano Giuseppe Conte, il greco Kyriakos Mitsotakis, lo spagnolo Pedro Sanchez e il portoghese António Costa.

Dopo il mini-vertice allargato, Michel ha incontrato i leader dei Paesi baltici: Jüri Ratas (Estonia), Gitanas Nausėda (Lituania) e Krišjānis Kariņš (Lettonia) e poi il Benelux (senza Olanda) e i 4 Visegrad. Una fitta lista di incontri nella quale spicca l'assenza di bilaterali o mini-vertici di Michel coi quattro frugali che hanno però avuto una riunione con i Mediterranei (Italia, Spagna e Grecia). Al termine della maratona negoziale in formato ristretto i leader si sono seduti attorno al tavolo per la cena e la sessione plenaria è iniziata poco prima delle 19,30.