Il video di Salvini al citofono rimosso da Facebook: “Incitamento all’odio”

Salvini citofono Bologna

È stato criticato aspramente dalla maggioranza giallorossa (compreso il premier Giuseppe Conte) ma anche dall’alleata Giorgia Meloni (che ha ammesso: “Io non lo avrei fatto, ma è sicuramente una mossa forte a cui ci ha abituato, non lo trovo così incredibile”). Dopo giorni di polemiche, e a campagna elettorale ormai conclusa, il video in cui Matteo Salvini suona al citofono di un presunto spacciatore di Bologna è stato rimosso da Facebook perché riconosciuto come una forma di “incitamento all’odio”.

Rimosso il video di Salvini al citofono

La rimozione è avvenuta nella prima mattinata di martedì 28 gennaio, ovvero a una settimana esatta dalla pubblicazione, grazie alla pioggia di segnalazioni di utenti intervenuti a sostegno della famiglia di Yassin. Il video di Salvini al citofono non rispetta “gli standard di Facebook in materia di incitamento all’odio. Lo abbiamo rimosso in modo che nessuno possa vederlo”. Nei giorni precedenti non erano mancate le polemiche contro il colosso di Mark Zuckerberg, accusato di tollerare un comportamento da molti ritenuto inaccettabile, permettendo a un ex ministro dell’Interno, senatore della Repubblica e leader del primo partito a livello nazionale di suonare al campanello di un cittadino insinuando un suo coinvolgimento nello spaccio di droga, a pochi giorni da un importante appuntamento elettorale.

Tutte le ipotesi di reato

Il leader del Carroccio, però, potrebbe rischiare ben più di una “condanna” sui social network. Sono numerosi i giudici e avvocati che, all’indomani della diffusione del video, hanno sottolineato come l’episodio del citofono rappresenti non una ma diverse violazioni del codice penale. La prima sarebbe la violazione del diritto alla privacy del 17enne e della sua famiglia. A questo si aggiungerebbe la diffamazione a mezzo stampa, l’intromissione in un’eventuale indagine già in corso e le molestie.