Il virologo: "Coronavirus come la spagnola, ma non così cattivo"

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Roma, 3 feb. (askanews) - Il coronavirus è come l'influenza spagnola, per il grado di letalità finora piuttosto basso, ma è sconosciuto al nostro sistema immunitario perché ha appena fatto il "salto di specie", dall'animale all'uomo, e quindi più pericoloso di altri virus. Ad affermarlo è Pasquale Ferrante, virologo e direttore scientifico dell'Istituto clinico Città Studi Milano (Iccs).

"Dove si colloca il coronavirus? Sembrerebbe non avere un'elevata letalità, dicono un po' tutti gli esperti italiani e stranieri. La letalità è il numero di soggetti che muore sul totale dei soggetti ammalati, nel coronavirus la letalità è del 2-3% - ha spiegato l'esperto, sottolineando - Chiaramente una letalità di questo tipo può non sembrare preoccupante, dipenderà da quante persone si infettano, perché se si infettano milioni di persone possiamo avere questo tipo di problema. Piuttosto paragonerei questo coronavirus alla famosa spagnola, l'influenza spagnola che ha colpito dal 1918 e che fece 20-30 milioni di morti in giro per il mondo pur avendo una letalità non particolarmente elevata".

Secondo Ferrante, "il coronavirus non è un virus particolarmente cattivo, diabolico e così via... È un virus che sicuramente fa danni, tra l'altro questo è normale, perché è un virus che ha appena fatto il salto di specie, cioè è passato dall'animale all'uomo, in questa occasione, ogni volta che un virus è completamente nuovo per gli esseri umani tende a essere più pericoloso degli altri".

"Purtroppo il salto di specie per l'uomo è una cosa molto importante - prosegue Ferrante - perché ci trova sprovvisti non solo dell'immunità che si costruisce durante la vita oppure trasmessa dalla mamma, ma completamente sprovvisti della memoria immunologica nei confronti di questi nuovi virus e quindi risultano all'inizio più gravi, più aggressivi di quelli che sono abitualmente i virus umani con cui conviviamo da qualche centinaio di migliaia di anni".