Il virologo del Sacco di Milano ha cambiato idea sulla strategia di Israele

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Massimo Galli
Massimo Galli

Massimo Galli, quando Pfizer e Moderna avevano annunciato i tagli alle consegne dei vaccini, era contrario all’ipotesi di posticipare i richiami. Questa prassi non era prevista dai protocolli, ma era stata adottata da Israele e dal Regno Unito, entrambi reduci dal lockdown e con un aumento di casi.

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Galli sul vaccino anti-Covid

Il virologo dell’ospedale Sacco di Milano aveva spiegato che era una cosa contraria alle regole e che non erano sufficienti le informazioni. Anche Andrea Crisanti era contrario all’ipotesi di posticipare i richiami. Ora, però, i vaccini scarseggiano e c’è il rischio di un’ondata di varianti, per questo Galli ha ammesso di aver cambiato idea, come riportato da Il Fatto Quotidiano. “Sono arrivati i primi dati scientifici da Israele e dicono che dopo la prima dose c’è stato un crollo delle infezioni in tutto il Paese. Se il risultato è così vasto e documentato, ci si può ragionare” ha spiegato il virologo, sottolineando che sono necessari dei paletti, come garantire la seconda dose ai più fragili ed evitare di vaccinare chi ha già avuto la malattia. Intervistato da Il Fatto Quotidiano, Galli ha ammesso di aver cambiato idea, spiegando che i dati di Israele hanno confermato che i contagi sono diminuiti dopo la prima dose. L’esperto pensa sia il caso di discutere sulla possibilità di rinviare la seconda dose, in modo da averne di più da somministrare subito, pensando a come comportarsi con le persone fragili e con gli over 80, a cui farebbe fare anche la seconda dose. “Il criterio potrebbe essere quello di verificare il titolo anticorpale nei cittadini. Chi ha una risposta immunitaria a 20 giorni dalla prima dose Pfizer, ad esempio, potrebbe saltare l’appuntamento del 21esimo giorno previsto dal protocollo e farla più in là. Bisogna valutare e monitorare il titolo anticorpale. E si potrebbe fare lo stesso con chi è già guarito dal Covid, così da evitare di iniettargli il vaccino e risparmiare dosi per le altre persone. Lo dico da mesi, ma su questo non mi ascoltano” è la soluzione proposta dal virologo. Galli ha spiegato che gli studi hanno dimostrato che la memoria immunologica resiste anche ad 8 mesi di distanza dalla malattia, per questo pensa sia il caso di aprire questa discussione, sempre con grande cautela.

Per decidere se l’Italia può fare come Israele servirebbe una discussione con il Comitato tecnico scientifico, con valutazioni sanitarie e logistiche. “Io mi limito ad esprimere un’opinione aperturista. Ci troviamo di fronte al rischio di un’ondata sostenuta da varianti, che per loro natura non tendono a circoscriversi ma a fare l’opposto. Dobbiamo vaccinare rapidamente. Quindi bisogna fare di necessità virtù. E poi comincio a pensare che sarebbe importante vaccinare non solo per strati della popolazione, ma anche per aree” ha spiegato Galli. “I casi di Brescia, Perugia, il basso Molise dimostrano che ci sono zone dove il virus sta correndo di più, favorito dalle varianti. Ecco, si potrebbe riadattare la strategia di vaccinazione su un doppio binario: da un lato andare avanti per strati, quindi mettendo al sicuro i più fragili, gli immunodepressi, gli anziani. Ma allo stesso tempo somministrare più dosi nelle aree geografiche più colpite e nei territori limitrofi” ha aggiunto. Galli propone un lockdown vaccinale intelligente, con dei lockdown locali e tamponi e vaccini per tutti. “L’ostacolo maggiore di tutta questa situazione è che per i bambini al momento non esiste un vaccino contro il coronavirus. Quindi il virus corre inevitabilmente tra i banchi, specie con la variante inglese. Però se metti al riparo genitori e insegnanti comunque un primo risultato lo ottieni. E poi resta sempre valida la regola degli screening di massa: bisogna fare test, test e test, non solo chiudere. Ad esempio facendo i salivari a tappeto. L’obiettivo deve sempre essere quello di controllare e contenere l’epidemia, non chiudere le scuole” ha spiegato il virologo.