Il virus cinese ha contagiato anche il petrolio

Prezzi del petrolio ai minimi da oltre un anno. Il Brent perde oltre il 3%, scendendo sotto i 55 dollari a 54,72 dollari al barile, per la prima volta in oltre un anno, colpito dai timori di un rallentamento dell'economia cinese colpita dalla nuova epidemia di coronavirus. Anche il Wti raggiunge il livello più basso da oltre dodici mesi a 50,31 dollari, cedendo il 2,37%.

Se oggi le Borse europee riescono il rimbalzo e chiudono in positivo alla pari di Wall Street che viaggia in rialzo, è il greggio a subire le conseguenze più pesanti del virus cinese. Il perché è presto detto. Secondo Bloomberg l'impatto del coronavirus sull'economia cinese ha fatto scendere del 20% la domanda di petrolio del Paese.

La flessione è forse il maggiore shock subito dalla domanda di greggio in Cina dalla crisi finanziaria del 2008-2009. Considerando che la Cina è il maggior consumatore mondiale di petrolio, è comprensibile intuire perché i prezzi stiano crollando.

Nel 2016, infatti, la Cina ha superato gli Stati Uniti e oggi consuma circa 14 milioni di barili al giorno, l'equivalente di Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Giappone e Corea del Sud messe insieme.

Secondo Fitch al momento è difficile calcolare il calo della domanda di petrolio in Cina ma essa potrebbe essere indotta da una riduzione dei voli aerei, da una più bassa domanda domestica del settore trasporti e da una interruzione dell'attività manifatturiera più lunga del previsto.

L'allarme globale dell'Oms inoltre potrebbe smorzare le attività commerciali della Cina e ridurre ulteriormente il consumo interno di carburante, con un impatto più tangibile sul bilancio globale di domanda e offerta di petrolio. La Cina infatti rappresenta circa il 15% del consumo mondiale di greggio ed e' il principale motore della crescita della domanda globale.

Secondo l'Eia (Energy Information Administration) il contributo della Cina alla crescita del consumo globale e' stato in media del 36% negli ultimi cinque anni e avrebbe dovuto essere vicina al 40% nel 2020. Un ulteriore 30% della crescita della domanda e' guidato da altri paesi asiatici, tra cui l'India.

Il punto è, osserva Fitch, che anche senza le conseguenze del coronavirus il mercato petrolifero avrebbe dovuto essere ben fornito nel 2020. L'Eia si attende che l'offerta superi la domanda di circa 250.000 barili al giorno a causa della crescente produzione negli Stati Uniti, in Brasile, Norvegia e Guyana.

Proprio per questo il 4 febbraio si terrà a Vienna un vertice tecnico dell'Opec Plus con l'obiettivo di decidere cosa fare. Secondo le indiscrezioni che circolano, Russia, Arabia Saudita e gli altri partner sarebbero orientati a un ulteriore taglio di 500 mila barili al giorno dopo quello di dicembre. La decisione finale potrebbe essere presa in un meeting ufficiale il 14-15 febbraio.

A dicembre scorso l'Opec Plus aveva tagliato la produzione di altri 500 mila barili al giorno (350 mila in capo ai Paesi Opec e 150 mila ai non Opec) per un totale di 1,7 milioni di barili complessivi fino a fine marzo (a dicembre 2018 aveva ridotto di 1,2 milioni di barili). Oltre alla quantità, i partner stanno discutendo anche di estendere la durata dei tagli almeno fino a giugno (la scadenza è ora fissata a fine marzo).