Il Virus cinese non rappresenta un rischio per l'Italia

Paolo Giorgi

La notizia del primo decesso causato in Cina da un nuovo coronavirus ha destato apprensioni, rammentando i precedenti di SARS e MERS, ma gli infettivologi rilevano una scarsa trasmissione del virus da persona a persona e l'epidemia sembra destinata a rimanere circoscritta ad una diffusione locale: non ci sono rischi prevedibili in Italia. Ne sono convinti gli infettivologi della Simit, Societa' Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, secondo cui "il fenomeno sarà comunque meritevole di un'attenta sorveglianza. Anche se non abbiamo elementi per pensare che questo nuovo virus possa significativamente coinvolgerci, il mantenimento di una rete di specialisti e' importante come strumento di protezione per la popolazione tutta", spiega Marcello Tavio, presidente Simit.

"Le informazioni disponibili sono ancora limitate - spiega il Prof. Massimo Galli, Past President Simit - Tuttavia, dagli elementi raccolti si desume che l'area interessata sia quella di Wuhan, una città della Cina centrale; che i casi diagnosticati sarebbero, al 10 gennaio, almeno 59, di cui 15 confermati in laboratorio; che la maggior parte dei pazienti avrebbe frequentato mercati in cui erano in vendita animali vivi, selvatici e domestici; che la trasmissione interumana - cioè da persona a persona - del virus sarebbe scarsa o comunque non ancora ben definita".

L'appartenenza del virus alla famiglia dei Coronaviridae sarebbe provata dal sequenziamento del virus in due diversi laboratori in Cina. Da quanto è dato sapere il virus non è simile né a quello della SARS, nè a quello della MERS, ma sarebbe più affine ad altri virus della stessa famiglia isolati in pipistrelli. L'epidemia, se verrà confermata la scarsa attitudine del virus alla trasmissione interumana, potrebbe rimanere circoscritta ad una diffusione locale e solo episodica.