"Ho visto una figlia dire addio alla madre per telefono. Questo virus separa i legami fino a spegnerli"

(Photo: ALBERTO PIZZOLI via Getty Images)

“Non auguro a nessuno di vedere ciò che sto vedendo in ospedale nelle ultime settimane”: Noemi Bonfiglio, infermiera della Terapia intensiva dell’ospedale Martini di Torino, in un lungo post su Facebook racconta la video telefonata, “probabilmente l’ultima”, tra una figlia e la mamma ricoverata. “Brividi e lacrime di unica emozione!!”, dice l’infermiera, sicura che non dimenticherà mai quegli attimi.

″’Signora, facciamo una videochiamata con sua figlia? vediamo se risponde!’
Squilla il telefono ed ecco, dall’altro lato della fortocamera, l’immagine di una figlia con occhi lucidi che finalmente, dopo giorni di ricovero, rivede la sua mamma in un letto di ospedale, accerchiata da operatori sanitari completamente bardati fino a non poterne scorgere neanche il viso”, inizia così il racconto dell’infermiera.

 

Da una parte, scrive l’infermiera, “un monitor che suona di continuo, un casco in testa che non permette di parlare, un respiro difficile e affannoso, la stanchezza dovuta alla malattia...”. Dall’altro “parole dolci e tristi - prosegue il racconto dell’operatrice sanitaria - leggere e pesanti allo stesso tempo: ‘sei sempre stata una guerriera mamma, non mollare mai, siamo tutti con te!’”.

L’episodio drammatico (“Probabilmente questa è stata l’ultima volta in cui una mamma ha potuto vedere sua figlia e le ha potuto dire ti voglio bene!”, scrive Noemi), apre la strada ad una riflessione: “Non importa chi venga colpito e a quale età, questo virus molto velocemente separa legami fino a spegnerli anche definitivamente”, sottolinea l’infermiera. “Se solo fosse possibile far provare a tutti quell’emozione, sarebbero in molti a dire quel ‘ti voglio bene’ in più...- è la sua convinzione -. Sarebbero in molti ad essere più comprensivi col prossimo, non solo con noi infermieri, tanto immeritatamente bistrattati in giorni di pace quanto troppo osannati in giorni di guerra, ma con tutti quanti, dall’impiegato delle poste alla vicina rompiscatole... E sono sicura che sarebbero in molti a cominciare a fare la cosa giusta... E non perché glielo impone un decreto. Sembra una sottile differenza, ma vi assicuro che non lo è”.

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