Il volo del drone sulla Palermo silente e inquieta

Giuseppe Marinaro

Palermo come è oggi. Nella sua solitudine forzata. La gente, gran parte, dentro le case, rinchiusa in un groviglio di tensione e incertezza. Città sospesa, maestosa e fragile, in questo tempo del virus che tiene sgombre le strade e affolla i mondi interiori di emozioni inquiete e inedite. Un video di tre minuti e tredici secondi che restituisce spazi e moti dell'animo forse irripetibili. Una Palermo inchiodata alla sua quarantena in una atmosfera densa di assenze.

Immortalata da un drone e dalla sensibilità di Raimondo Mancuso, palermitano di 40 anni, creatore di R.M. Sicily Drones, una pagina amatoriale e senza fini di lucro, "che descrive - spiega - la passione nel mondo della fotografia aerea, cioè dei droni e che vuole raccontare la Sicilia dall'alto. Ho voluto documentare questo periodo storico per mostrare ciò che sta accadendo nella mia bellissima città". ​


Occhi elettronici che tagliano incalzanti - al ritmo di una musica epica in cui si rincorrono spasmodicamente tastiere e violini - Mondello, la piazza, la spiaggia, il parco della Favorita, lo stadio, via Libertà, i teatri Politeama e Massimo, fino all'altro capo del mare, tra i palazzi che riproducono sulle proprie facciate, giganteschi, i volti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sorridenti e rassicuranti, quasi a dire che anche su questa peste, come su quella mafiosa, avremo la meglio.

Volare su questo drone, assecondare le sue traiettorie, è un po' come infilarsi dentro "La Strada" di Cormac McCarthy, nel mistero dell'irriducibilità della vita che prende corpo in un viaggio drammatico, e farsi scuotere dalla domanda di un bimbo: "Ce la caveremo, vero, papà?". "Sì, ce la caveremo". "E non succederà niente di male". "Esatto". "Perché noi portiamo il fuoco". "Sì, perché noi portiamo il fuoco".