Il voto che potrebbe costare la poltrona di premier a Boris Johnson

LEON NEAL / POOL / AFP

AGI - Boris Johnson, questa sera, affronterà la sfiducia dei suoi stessi deputati. La conferma è arrivata in mattinata, quando Sir Graham Brady, capo del Comitato 1922, ufficialmente noto come Comitato dei parlamentari conservatori, ha confermato di aver ricevuto le 54 lettere necessarie per attivare il processo di sfiducia nei confronti del primo ministro.

Al momento, non è chiaro il numero preciso di quanti abbiano scritto, potrebbero essere molti di più di 54, ma già ieri Boris Johnson era al corrente della situazione e ha convenuto con Brady di andare al voto il prima possibile. Questa sera, dunque, fra le 18 e le 20, a porte chiuse, si decideranno le sue sorti.

Il Comitato 1922

Il Comitato 1922 ha il potere di ricusare il proprio stesso primo ministro se ritenuto non all'altezza del ruolo. L'organo è composto dai cosiddetti backbencher e cioè i parlamentari che non hanno un ruolo ufficiale nel governo. La regola stabilisce che almeno il 15% dei backbencher debba presentare una lettera di sfiducia affinché avvenga il voto ufficiale che coinvolge tutti i deputati conservatori.

I Tory, al momento, hanno 359 parlamentari, ciò significava che almeno 54 devono inviare una lettera di sfiducia affinché si possa procedere. Le lettere possono essere inviate per posta o via email, tutto il processo è caratterizzato dalla massima riservatezza e solo Brady conosce il numero preciso delle missive.

Che succede se Boris perde la fiducia

Con uno scrutinio segreto, questa sera, si deciderà dunque se Johnson potrà rimanere al timone di Downing Street. Per riuscirci, il primo ministro, avrebbe bisogno del 50% dei voti più uno e cioè di un totale di 180 deputati dalla sua.

Se Johnson otterrà meno di 180 voti, il partito sceglierà un nuovo primo ministro dopo una serie di pre-selezioni, nel corso di un processo che potrebbe durare anche due mesi. Fra i papabili a prendere il suo posto, c'è l'attuale ministro della Difesa Ben Wallace. Nel caso in cui invece Johnson, sfiduciato, volesse dimettersi immediatamente, allora sarebbe scelto un primo ministro ad interim e Dominic Raab, l'attuale vice primo ministro, sarebbe la persona che terrebbe le fila fino alla nomina del nuovo inquilino di Downing Street.

E che succede se ottiene la maggioranza

Nell'ipotesi in cui invece Boris Johnson, questa sera, dovesse ottenere la maggioranza, allora, per un intero anno, nessuno all'interno del partito ha più l'autorità per metterne in discussione la sua leadership. Tuttavia, la realpolitik, può surclassare, a volte, le regole.

Nel caso di Theresa May, ad esempio, pur vincendo il voto di fiducia le dimissioni sono arrivate ugualmente. Un portavoce di Downing Street ha fatto sapere che Johnson considera la votazione di questa sera un'occasione per mettere fine a mesi di speculazione sulla sua leadership, ma il leader dell'opposizione, Kier Starmer, la pensa diversamente.

Questa mattina, ai microfoni di LBC, ha definito la situazione "l'inizio della fine per Boris Johnson". Solo in tarda serata si scoprirà chi ha ragione ma sicuramente, un voto di sfiducia attivato dai suoi stessi deputati, non è il miglior biglietto da visita per un primo ministro che ha vinto le ultime elezioni con una maggioranza schiacciante.

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