Il Washington Post mette in congedo una giornalista che twitta "Il caso dello stupro di Kobe Bryant”

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Kobe Bryant, il tweet della giornalista Felicia Sonmez

“Il caso dello stupro di Kobe: la prova del DNA, la storia dell’accusatrice e la semi-confessione”. Così recita il titolo di un articolo del 2016 del Daily Beast condiviso da Felicia Sonmez, reporter del Washington Post, dopo la morte del giocatore Bryant: un post che è costato alla giornalista il congedo amministrativo da parte della testata. 

L’articolo condiviso dalla Sonmez si riferiva ad un episodio legato al passato di Kobe Bryant, ex campione di basket deceduto in un incidente in elicottero: un’accusa di stupro, risalente al luglio del 2003, da parte di una ragazza di 19 anni. All’epoca Bryant, già stella dello sport, aveva 25 anni.

 

 “I tweet di Felicia Sonmez mostrano un errore di giudizio che ha minato il lavoro dei suoi colleghi”, è la motivazione con cui il Washington Post avrebbe disposto il congedo amministrativo per la reporter, sommersa da critiche e messaggi (tra cui anche minacce) sui social.

La cronista, prima di rimuovere i suoi tweet, ha replicato ai messaggi: “Alle 10mila persone che hanno commentato e scritto mail con insulti e minacce di morte, prendetevi un minuto e leggete il pezzo, scritto oltre tre anni fa e non da me. Ogni figura pubblica andrebbe ricordata nella sua totalità, anche quando è amata da tutti”.

A far discutere anche le parole della 32enne attrice Evan Rachel Wood: “Ciò che è accaduto è tragico, ho il cuore spezzato per la famiglia di Kobe. Era un eroe dello sport, ma era anche uno stupratore. E tutte queste verità possono esistere contemporaneamente”. 

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