Il western atipico del regista Marlon Brando tra bizze, litigi e spese pazze

·3 minuto per la lettura
Marlon Brando (Photo: GETTY)
Marlon Brando (Photo: GETTY)

Mettere il mare in un film western è una scelta quasi rivoluzionaria. Soprattutto nel 1961, quando a prevalere nelle inquadrature dei grandi maestri - da John Ford ad Howard Hawks passando per i più giovani Nicholas Ray o Anthony Mann - sono ancora la Monument Valley e i suoi paesaggi rocciosi. Con “I due volti della vendetta” Marlon Brando, unico film diretto durante la sua lunga carriera uscito 60 anni fa, dà il via alla destrutturazione di un genere, il western appunto. E nei panni dell’autore prova ad approfondire l’introspezione psicologica dei suoi protagonisti senza mettere un confine netto tra buoni e cattivi. Brando segna un strada che verrà poi seguita negli anni a venire, e con eccellenti risultati, da registi del calibro di Sam Peckinpah, per citarne uno.

Proprio Peckinpah all’inizio, intorno al 1958, lavora alla sceneggiatura del film su commissione del produttore che ha acquistato i diritti del libro “The authentic death of Hendry Jones”. Ma poi arriva Brando che decide di voler essere il protagonista dell’opera in preparazione e partecipa con la sua società nella produzione. Nella testa della star di Hollywood il regista deve essere Stanley Kubrick, di cui ha apprezzato molto “Rapino a mano armata” e “Orizzonti di gloria”. Insomma, non l’ultimo arrivato. Peccato che tra i due i rapporti non siano buoni e dopo frequenti litigi, Kubrick viene messo alla porta. Anche gli sceneggiatori vengono cambiati in continuazione e i tempi di lavorazione del film si allungano da due a sei mesi per la disperazione dei produttori. Uno di questi racconterà: “Brando meditava su ogni singola inquadratura. Ogni battuta, come ogni bottone di ogni abito, era oggetto di concentrazione infinita da parte di Brando”. Verranno girati 300mila metri di pellicola e stampati 76mila, stabilendo un record per l’epoca. Prima di essere distribuito nelle sale, “I due volti della vendetta” è costato 6 milioni invece dei quasi due milioni messi in preventivo. Il montaggio finale viene fatto dalla Paramount e Brando non ne sarà soddisfatto.

Nonostante tutti i problemi affrontati durante il set, l’eccessiva lunghezza (141 minuti contro la prima versione da 282) e qualche approssimazione nel racconto, “I due volti della vendetta” è un film da vedere e rivedere. La trama è abbastanza semplice: Rio/Brando, dopo cinque anni in carcere, vuole vendicarsi del suo ex compagno di rapine. Per farlo imparerà a sparare con la mano sinistra dato che il vecchio amico gli ha distrutto la destra. Il tema della vendetta e dell’ambiguità di certi sentimenti percorre tutto il film mantenendo alta la tensione dall’inizio alla fine. La regia a tratti è iper-realista e molto curata con richiami a uno stile quasi orientale che sottolinea l’ascendente della cultura giapponese sul regista. C’è poi l’interpretazione di Brando che malgrado sia poco controllata e meno sobria del solito (ma d’altronde non c’è nessun regista a “moderarlo”) risulta molto efficace. Secondo una recensione al film, apparsa sulla rivista di cinema francese Positif, il protagonista interpretato da Brando “è un principe nero che medita cupamente sopra il mare in tempesta come da una terrazza di Elsinore, ridestando il vecchio sogno di un Amleto con Brando diretto da Orson Welles”. Dopo “I due volti della vendetta”, il grande attore entrerà in un tunnel di film sbagliati, fiaschi e pessime interpretazioni. Il suo carattere difficile non lo aiuterà mai. Bisogna attendere più di dieci anni per vederlo rinascere, più grande che mai, con “Il padrino” e “Ultimo tango a Parigi”.

Actor Marlon Brando making his debut as a movie director, looks through a camera as he plans a scene during the shooting of
Actor Marlon Brando making his debut as a movie director, looks through a camera as he plans a scene during the shooting of

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli