Ilaria Bonacossa: “Vedere cultura e fruirne è il passo verso la libertà”

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Ilaria Bonacossa (Photo: Giorgio Perrottino per Artissima 2021)
Ilaria Bonacossa (Photo: Giorgio Perrottino per Artissima 2021)

L’arte e il suo mondo - variegato, colorato, criticato quanto amato – ripartono da Torino e lo fanno al meglio con Artissima, che oggi apre al pubblico con la sua 28esima edizione. “L’arte – ci spiega Ilaria Bonacossa - ha sempre agito in un controtempo emotivo e formale, grazie alle sue intuizioni che anticipano il futuro cambiando le traiettorie di visione della realtà, scalzando i paradigmi e aprendo a interpretazioni e prospettive imprevedibili quanto imprescindibili. Sotto questa luce, la storia dell’arte si compone di una polifonia di voci a tempo e in controtempo, legate in una sinfonia unica e sorprendente. Una sinfonia che Artissima vuole continuare e contribuire a scrivere”. All’Oval Lingotto - un padiglione di 20mila metri quadri nel cuore del quartiere espositivo Lingotto Fiere, realizzato in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 per ospitare il pattinaggio di velocità su ghiaccio - è tutto pronto e le gallerie presenti (sono 154 provenienti da 37 Paesi diversi), “rappresentano il meglio della ricerca in materia di arte contemporanea”, aggiunge la direttrice che è alla sua quinta ed ultima edizione – tra opere costose e quelle più accessibili, alla portata di tutti”. “Le gallerie – precisa - hanno necessità di far crescere una nuova generazione di collezionisti, ma nutrirli ed educarli senza delle occasioni fisiche di incontro con l’arte è più difficile. Aver ricominciato dal vivo, è importante: vedere cultura e fruirne anche per il collezionismo era il passo verso la libertà”.

Se nel 2020 Artissima ha risposto alle istanze della pandemia, dando vita a un’edizione ibrida volta a tutelare le gallerie e a mantenere il carattere sperimentale di una proposta di qualità commerciale e culturale, Artissima 2021 si articola in una attenta combinazione tra fisico e digitale. Oltre alle sue quattro sezioni «storiche» dell’unica fiera al mondo interamente dedicata all’arte contemporanea - la Main Section, «New Entries» (gallerie giovani), «Dialogue/Monologue» (stand monografici o in dialogo tra due artisti), «Art Spaces & Editions» (grafica, multipli e spazi non profit) - va infatti in scena Artissima XYZ, con le sezioni «Present Future» (artisti emergenti), «Back to the Future» (artisti storicizzati da riscoprire) e «Disegni», dotati anche di una “proiezione” in presenza. “Controtempo” è il tema scelto per questa edizione, perché – continua Bonacossa – “è un concetto musicale, una maniera per battere l’accento sui tempi deboli e per raccontare quella sospensione che abbiamo vissuto, tra aprire, chiudere, accellerare e raccontare. Anche l’arte contemporanea vive ‘controtempo’ e non è un caso se due delle nostre sezioni, Back to the Future e Present Future, vanno a riscoprire artisti che non hanno ricevuto la visibilità meritata oppure vanno a scovare artisti del futuro”. Artissima si conferma, dunque, una fiera all’avanguardia per il suo programma culturale, per le sezioni curate, per la riconversione digitale. Una fiera del futuro che è unica rispetto alle altre perché – continua a spiegarci la direttrice –ha una sua identità precisa sul contemporaneo e il talent scouting. “Qui le gallerie sperimentano, curano stand coraggiosi che non sono cari rispetto ad altre manifestazioni internazionali, presentano artisti emergenti e noi invitiamo critici, direttori e curatori coinvolgendoli nelle nostre iniziative creando sinergie speciali”.

Oltre alla collaborazione con Illy, Artissima presenta altri premi sostenuti da partner, tra i quali il Premio FPT for Sustainable Art, il Premio Tosetti Value per la fotografia, il Premio Carol Rama by Fondazione Sardi per l’Arte, il Premio Xiaomi HyperCharge, e tre premi sostenuti da istituzioni del territorio, l’OGR Award, il Premio Ettore e Ines Fico, il Premio “ad occhi chiusi…” by Fondazione Merz, oltre all’attenzione della Fiera verso i giovani artisti tramite il JaguArt, progetto itinerante di ricerca di giovani talenti nato dal dialogo tra Artissima e Jaguar nel tre anni fa. Da non perdere, fuori dal Lingotto, le tre mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, tra cui l’installazione dell’artista statunitense Martine Syms, dal titolo Neural Swamp, un’installazione immersiva che ha come protagoniste tre entità, rispettivamente: Athena, Dee e la narratrice che si proiettano sulla superficie espositiva invadendo lo spazio con le loro voci impegnate nella lettura di un copione generato in tempo reale da un software di un’intelligenza artificiale dedicato alla scrittura.

Le altre due mostre sono: “Stretching the Body” - che riunisce dieci artiste internazionali, tra cui Jana Euler, Christina Quarles, Avery Singer, Anj Smith e Ambera Wellmann sul tema della figura umana attraverso il medium della pittura - e “Safe House” – una collettiva che avvia la seconda stagione di Verso, il programma espositivo ed educativo rivolto alle giovani generazioni dell’istituzione, riflettendo sulla segretezza e sull’invisibilità come forme di governo e auto organizzazione delle vite umane. Alle OGR Torino ci sono invece due performance di Adam Linder nella cornice della mostra collettiva “Vogliamo tutto”, una mostra sul lavoro, tra disillusione e riscatto, curata da Samuele Piazza con Nicola Ricciardi visitabile fino al 16 gennaio 2022. Concepite nel 2018, le due performance, intitolate Service No. 1: Some Cleaning e Service No. 5: Dare to Keep Kids Off Naturalism, pongono l’attenzione, attraverso coreografie e oggetti di scena, sulle implicazioni contrattuali celate dietro al concetto di opera d’arte performativa ed estendono la riflessione al lavoro di performer e ballerini, esibendo, per fare un esempio, i contratti stessi tra i professionisti e le istituzioni che ospitano il progetto. Al PAV c’è la mostra personale di Eugenio Tibaldi intitolata “Temporary Landscape. Erbari, mappe e diari”. Curata da Marco Scotini, si focalizza sull’opera grafica dell’artista, come modalità ibrida al confine tra rappresentazione estetica, fotografia, progettazione architettonica e riflessione teorica, un intervento grafico e “ambientale” capace di registrare su microscala le trasformazioni ecologiche del nostro tempo, cercando di trovare una corrispondenza precaria (e mai definitiva) tra una realtà fratturata e la sua rappresentazione, tra l’uomo e l’ambiente. Nello spazio no profit Mucho Mass!, tra i quartieri di Barriera e Aurora, c’è la mostra Space in Mirror Is Closer Than It Appears del duo Stefano Comensoli_Nicolò Colciago con installazioni site specific, proiezioni di diapositive di collage a pellicola e un video documentativo su schermo che, al centro della sala, è come una porta da attraversare. Il duo lavora con oggetti in disuso o elementi di seconda mano, creando opere d’arte dall’alto potenziale poetico, dando vita a un’azione capace di trovare la bellezza anche in ciò che apparentemente non sembra poter essere recuperato. Alla Galleria Franco Noero in via Montalciata, si può fare colazione ogni mattina “gustando” l’arte con Lothar Baumgarten e Henrik Hakansson, mentre il lituano Augustas Serapinas ha scelto lo storico Hotel Principi di Piemonte per la sua installazione

“6 CHAIRS” che consiste nella presentazione di sei sedie realizzate in diversi materiali, in ferro, legno e plastica, che si elevano ad un’altezza di quasi due metri, assemblate e montate come in un bricolage fantastico in cui l’architettura incontra un’estetica fai da te, “un esempio ulteriore del legame tra la Fiera e la città”, conclude la direttrice, oggi più attivo che mai. Il campo da gioco c’è, il pubblico anche, la partita è (finalmente)di nuovo aperta.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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