Ilaria Capua: "Inutile l'ossessione per il paziente zero. Il virus forse era in Italia già da gennaio"

(Photo: Pier Marco Tacca via Getty Images)

Da giorni cerca di spiegare che bisogna cercare di rallentare il contagio senza fare allarmismo, “perché ogni parola usata in maniera allarmistica senza essere giustificata brucia milioni, che potrebbero essere usati per la ricerca”. La virologa Ilaria Capua tenta ancora una volta di fare chiarezza sul coronavirus in un’intervista rilasciata al Foglio e parla del motivo per il quale tutti dovremmo stare più tranquilli. 

“Perché questa pandemia fa paura e non dovrebbe farne? Perché ognuno di noi pensa che potrebbe ammalarsi gravemente, ma se guardiamo a Codogno o a Vo’ Euganeo, a fronte di alcuni pazienti molto anziani, e con altre patologie, non si osserva un numero di ammalati gravi o di decessi significativo. Possiamo dire che a oggi non si comporta come un virus aggressivo”.

La covid-19 – la malattia provocata dal nuovo coronavirus - può essere scambiata con un banale influenza, proprio con i sintomi influenzali. Nonostante ciò “questa epidemia sarà diversa dalle precedenti”, dice al Foglio Capua, “e anzi, dico pandemia perché lo è già, nella pratica, anche se per alcuni paesi non abbiamo ancora numeri alti”. Per la virologa “questo tipo di emergenze saranno sempre più frequenti”. Ma perché si verificano?

“Perché abbiamo costruito una società che ha invaso gli ecosistemi, li abbiamo squilibrati. Un virus che circola nei pipistrelli della foresta cinese dovrebbe rimanere lì. E invece abbiamo invaso alcuni ecosistemi con le megalopoli, trasportando anche abitudini alimentari poco compatibili con lo sviluppo – non è un caso se i mattatoi in occidente sono sempre stati fuori dalla città. Esistono oggi situazioni di ‘interazione’ tra uomo e ambiente completamente squilibrati. Prima nuovi virus emergevano più raramente, adesso la frequenza è uno ogni tre, quattro anni”.

Secondo la Capua, non ha senso paragonare quello che sta accadendo in Italia a quello che è successo in Cina. 

“Questa ossessione per la ricerca del paziente zero, per esempio, in questo momento è totalmente inutile. Forse ci sono stati più pazienti zero in Italia, provenienti da paesi diversi. Che in Italia siano entrate diverse persone con il virus è verosimile, solo che magari hanno sviluppato una forma asintomatica o lieve. Quello stesso virus può però infettare una persona anziana, magari già malata, e farle sviluppare una sindrome più aggressiva”.

Secondo la Capua, forse il virus era già in Italia da gennaio.

“Il signore di 77 anni che è morto il 21 febbraio scorso a Schiavonia, nel padovano, era già ricoverato da oltre dieci giorni all’ospedale per precedenti patologie; quindi si sarà infettato almeno una settimana prima, e non si è infettato all’aeroporto di Malpensa ma a Vo’ Euganeo. Credo che possiamo escludere che il virus si sia materializzato magicamente nel padovano, deve esserci arrivato in qualche modo. E questo vuol dire che l’infezione sta probabilmente girando già da metà gennaio, ed è possibile che ci siano tante persone che si sono infettate senza avere sintomi, oppure che hanno trattato la malattia come un’influenza, oppure che sono andate dal medico che l’ha trattata come un’influenza”.

L’aumento dei casi al nord, insomma, riguarda l’intensificazione dei controlli che l’Italia ha deciso di mettere in atto. Per la virologa l’infezione non è solo in Italia.

“Non è solo in Cina. E’ in Giappone, è in Corea, è in Iran, sarà anche in altri paesi asiatici ed è verosimile che sia in Africa ma non l’hanno ancora diagnosticata. Bisogna capire che è un fenomeno globale, e come tale va trattato. Per le pandemie ci si prepara in tempo di pace, perché in tempo di guerra tutto è più costoso, più complicato e confuso”. 

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