Ilaria Cucchi: "Non penso di aver vinto, confesso anzi che ho paura"

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Quel baciamano ”è stato un momento molto emozionante, è l’immagine simbolo di quello che ha significato arrivare fino a qui dopo 10 anni. È la riconciliazione con le Istituzioni, con lo Stato, con l’Arma dei Carabinieri”. Ilaria Cucchi interviene a Mezz’ora in più, insieme al legale Fabio Anselmo, e commenta subito l’omaggio del carabinieri, che le bacia la mano dopo la sentenza di colpevolezza in primo grado dei carabinieri per l’uccisione di Stefano Cucchi. 

È cambiato anche lo Stato, spiega. “Nella nostra vicenda lo abbiamo sentito finalmente vicino” spiega, ricordando i momenti più difficili dell’iter processuale, quando arrivarono le assoluzioni. “Poi per fortuna alla Procura di Roma è arrivato Giuseppe Pignatone” ha sottolineato Ilaria Cucchi. “Siamo solo all’inizio, è il primo grado, non penso che abbiamo vinto e non mi sento di festeggiare, che oltretutto è un termine inappropriato. Ti confesso che ho paura, ma il messaggio che voglio lanciare è di speranza, bisogna battersi fino in fondo in quello che si crede”.

“La giustizia è quel qualcosa a cui ho sperato sempre, non per vendetta” aggiunge la sorella di Stefano Cucchi. “In questi 10 anni io sono cambiata tantissimo, non ero mai entrata in un aula di giustizia, non conoscevo la realtà carceraria. Ho scoperto tante cose che ignoravo. Ho scoperto che questo tipo di processi ha sempre la stessa dinamica, prima ancora di arrivare nelle aule di giustizia comincia con la colpevolizzazione della vittima”.

Ilaria Cucchi ha sottolineato che “il più delle volte i familiari delle vittime non hanno strumenti” per affrontare queste situazioni, “lottare per chiedere giustizia non ti consente quel lutto, di elaborarlo e andare avanti. Ricordo bene cosa ho provato quando ho visto il cadavere di mio fratello e poco dopo l’allora ministro La Russa si affrettava a dire, ‘non so nulla ma giuro sull’onorabilità dei carabinieri’”.

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