Ilva, tredici indagati per corruzione

Temperatura sempre più alta a Taranto. A riscaldare l’atmosfera nel capoluogo pugliese non è l’ultimo anticiclone africano di questa bollente estate, ma la vicenda Ilva. E proprio nel giorno in cui il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e quello dello Sviluppo economico, Corrado Passera, sono in città per incontrare tutti i soggetti coinvolti nella chiusura per inquinamento ambientale della più grande acciaieria d’Europa, esplode un’inchiesta della Guardia di Finanza per corruzione in atti giudiziari e concussione.

Tra i 13 indagati, accanto ai vecchi dirigenti dell’Ilva, ci sono anche politici e funzionari pubblici che avrebbero aiutato l’azienda siderurgica ad avere dall’apposita commissione l’Autorizzazione integrata ambientale, il documento, rilasciato il 4 agosto 2011 dal governo Berlusconi, necessario a testimoniare il rispetto dei limiti di inquinamento delle emissioni dello stabilimento pugliese.

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Emergono i nomi di Lorenzo Liberti, docente universitario, ex preside del Politecnico di Taranto e perito nominato dal pm Mariano Buccoliero, il vice presidente del gruppo Riva, Fabio Riva, rampollo del patron Emilio, l’ex direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso, e l’ex responsabile delle Pubbliche relazione e dei Rapporti istituzionali dell’azienda siderurgica, Girolamo Archinà, già licenziato dai nuovi vertici aziendali.

E’ proprio Archinà il deus ex machina di questo filone dell’inchiesta. “Archinà - annota la Finanza - poteva contare su una fortissima rete di relazioni con esponenti del mondo politico locale e con appartenenti alle forze dell’ordine, in grado di poter fornire ai propri interlocutori (i vertici aziendali) notizie sull’andamento delle indagini, evidentemente coperte del segreto istruttorio”.

E ci sono anche delle immagini che testimoniano una presunta mazzetta di 10mila euro che il dirigente dell’Ilva avrebbe dato a Liberti il 26 marzo 2010 per favorire le istanze dell’azienda. Quest’incontro sarebbe stato preceduto da una telefonata tra Archinà e un dipendente dell’Ilva per preparare le banconote da consegnare al consulente del pm. La Finanza riporta anche una telefonata del 7 luglio 2010 fra Archinà e Pierfrancesco Palmisano, funzionario che rappresenta la Regione Puglia nelle riunioni della Conferenza dei servizi (al ministero dell’Ambiente) per istruire la pratica per il rilascio dell'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Palmisano tranquillizza il dirigente dell’Ilva dicendogli, tra l’altro, che durante il controllo ci sarebbe stata una persona a lui gradita, l’ingegner Roberto Primerano.

Questa parte dell’inchiesta delle Fiamme Gialle segna un salto di qualità rispetto al sequestro dell’area a caldo dell’acciaieria che è stato dichiarato la prima volta il 26 luglio e poi confermato dal Tribunale del Riesame il 10 agosto. Quel provvedimento, basato su due perizie (una chimica e l’altra epidemiologica), ha fatto scattare l’ordinanza di custodia cautelare di otto dirigenti nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale. Le responsabilità, in quel caso, sono individuate a carico, tra gli altri, del proprietario dello stabilimento pugliese Emilio Riva e di suo figlio Nicola, con accuse pesantissime: dal disastro colposo e doloso all’avvelenamento di sostanze alimentari, dall’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro al danneggiamento aggravato di beni pubblici fino al getto e sversamento di sostanze pericolose e all’inquinamento atmosferico.

Tra gli atti ora a disposizione degli inquirenti c’è anche un’altra comunicazione fra Archinà e il direttore dell’acciaieria di Taranto, Capogrosso che si preoccupa perché qualcuno sta andando ad eseguire sopralluoghi all’improvviso. Archinà lo rassicurerebbe confermandogli di aver personalmente preso accordi con l’ingegner Antonello Antonicelli, dirigente regionale del settore ambiente. I contatti, dunque, erano a 360 gradi e ai massimi livelli. Tanto che il 15 luglio 2010 sempre l’ex responsabile delle Pubbliche relazioni, in compagnia questa volta di Fabio Riva, incontra il governatore Nichi Vendola per discutere del Siderurgico. Al termine dell’appuntamento Fabio Riva parla con il figlio Emilio (omonimo del nonno). “Emilio - annotano i finanzieri - suggerisce di fare un comunicato fuorviante”. “Si dice... si vende fumo, non so come dire! Si, l’Ilva collabora con la Regione, tutto bene”. Dall’informativa della Guardia di Finanza emergerebbe anche la figura di Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) come il nemico da combattere individuato da Archinà. Il professore, infatti, aveva certificato il raddoppio delle emissioni di benzo(a)pirene dalle cockerie (rispetto ai dati precedenti) nel periodo gennaio/maggio 2010 e aveva causato l’apertura di una nuova inchiesta.

C'è da scommettere che Taranto continuerà a seguire gli sviluppi giudiziari della vicenda. Intanto, però, tra le prossime tappe, il 28 agosto sarà discusso l’incidente di esecuzione proposto da Ilva per far dichiarare al tribunale di Taranto l’incompetenza funzionale del gip Patrizia Todisco che ha estromesso il presidente dell’azienda siderurgica, Bruno Ferrante, ritenendolo incompatibile, dall’incarico di custode (conferito dal Riesame). L’appello dei difensori Ilva contro le ordinanze sarà discusso il 18 settembre.

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