Impasse centrodestra.Salvini:voto ok ma su Draghi pregiudizi no

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 3 feb. (askanews) - Matteo Salvini a inizio riunione se ne compiace. "Se siamo arrivati a questo punto, con Giuseppe Conte e il suo pessimo governo che non sono più a palazzo Chigi, è merito del fatto che il centrodestra è rimasto compatto". Questa, però, era la parte facile. L'addio dell'avvocato del popolo era obiettivo comune. Condiviso, peraltro, anche con Matteo Renzi con il quale i leader dell'opposizione si sono sentiti spesso negli ultimi giorni.

Ma adesso che il tanto evocato governo istituzionale non è più una ipotesi di scuola ma uno scenario concreto, tutte le differenze mal celate dai vertici permanenti e dalle note congiunte vengono a galla. Lo ammette anche il leader della Lega: "E' chiaro che ci sono idee diverse. Da segretario del primo partito devo cercare di fare sintesi". Fi, insieme ai cespugli centristi, è quella più propensa al sostegno. La Lega, a sua volta divisa in due, cerca di arrivare a un punto di mediazione complessivo. Meloni è sulla linea del no.

Ciononostante, si lavora per andare in delegazione unica alle consultazioni con l'ex presidente della Bce che dovrebbero cominciare domani pomeriggio.

Il compromesso raggiunto alla fine del vertice è riassunto proprio nelle parole dell'ex ministro dell'Interno: "Continuiamo a ribadire con coerenza che la strada maestra sono le elezioni che possono essere svolte in sicurezza, ovviamente siamo persone educate, siamo realisti, sappiamo che il Paese ha bisogno di risposte. Andremo da Draghi ad ascoltare, capire, proporre, valutare. Non abbiamo pregiudizi". Insomma, si prende tempo ben consapevoli che le crepe si cominciano già a vedere. Perché l'ipotesi di dare un sostegno all'esecutivo dell'ex numero uno di Francoforte, Giorgia Meloni non la prende nemmeno in considerazione. "Sarò chiara. Non c'è alcuna possibilità - spiega - di una partecipazione o anche di un sostegno da parte di Fratelli d'Italia al Governo Draghi. Gli italiani hanno il diritto di votare. Continuiamo a lavorare per tenere il centrodestra unito e portare gli italiani alle elezioni. Fatevene una ragione".

Proprio per questo, durante il vertice, la leader sovranista avrebbe fatto una proposta di mediazione: disponibilità a scegliere l'astensione ma a patto che questa sia la linea di tutta la coalizione. Una proposta che, però, non piace a Forza Italia: nel partito azzurro, peraltro, ci sarebbe un gruppone - capeggiato da Mara Carfagna - comunque pronto a 'disobbedire' per dare sostegno al premier incaricato. "Andiamo alle consultazioni a sentire Mario Draghi quali idee ha e cosa propone. È una personalità di altissimo profilo. Valuteremo insieme, come centrodestra, cosa fare. Se siamo arrivati sin qui è anche perché siamo rimasti uniti", la linea dettata durante il vertice da Silvio Berlusconi. Ma perché gli azzurri diano il via libera, serve che ci stia anche il Carroccio.

Il leader della Lega, sa che nel suo partito c'è un blocco che si riconosce nel Giorgetti pensiero, favorevole alla partecipazione ad un governo istituzionale. Tenta una mediazione e non si sbilancia ancora. Anche perché resta il problema di lasciare la sola Meloni sulla linea dell'opposizione libera di rosicchiare altri consensi. L'idea, suggerita al tavolo, sarebbe quella di dare il via libera a una sorta di governo a tempo per le emergenze che, però, consenta comunque lo scioglimneto delle Camere prima del semestre bianco. "Se andiamo avanti per due anni, è un discorso, non si può. Se si va a votare, per esempio a giugno, è evidente che non possono passare 4-5 mesi senza fare niente quindi è chiaro che questo tempo vogliamo occuparlo facendo cose utili". Il dubbio, però, è che Draghi non si farebbe mai incastrare in un governo a scadenza.