Impennata dei prezzi, ma la Russia soffre nonostante l'export

Nonostante le sanzioni europee Mosca dovrebbe comunque guadagnare molto grazie alla vendita dei suoi combustibili fossili.

La Russia ha raccolto 93 miliardi di euro di entrate dopo 100 giorni di guerra. I volumi sono in calo, ma l'aumento dei prezzi sta compensando questa diminuzione secondo un rapporto pubblicato lunedì dal CREA (Centro per la ricerca sull'energia e l'aria pulita). Secondo lo studio i prezzi all'esportazione sarebbero superiori del 60% rispetto allo scorso anno.

Così Ben McWilliams, analista presso il Bruegel Institut:  "Gli ultimi dati e rapporti di cui disponiamo suggeriscono che la Russia stia guadagnando circa 1 miliardo di euro al giorno  dalle esportazioni di combustibili fossili, a livello globale.  Una grossa quota è europea. Le stime sono che questa guerra stia costando alla Russia anche circa un miliardo di euro al giorno. Quindi c'è una certa parità tra ciò che la Russia riceve ogni giorno in importazioni di energia e ciò che sta spendendo per finanziare la guerra".

L'UE resta il principale cliente della Russia. Secondo il CREA, gli Stati membri hanno importato circa il 60% di questi combustibili fossili. I 27 hanno preso tutta una serie di sanzioni tra cui un embargo entro fine anno sul petrolio russo. Ma il suo impatto a breve termine sembra limitato.

Dice Ben McWilliams, analista presso il Bruegel Institut:  "L'embargo petrolifero ha tempi molto lunghi. Significa che continueremo a importare petrolio dalla Russia fino alla fine di quest'anno. Il rischio è quello di creiare molta tensione nei mercati e di spaventarli, mantenendo il prezzi alti e importando petrolio per i prossimi sei mesi. La Russia, anche esportando bassi volumi, può ancora realizzare profitti elevati con questi prezzi più alti".

Nonostante gli sforzi europei per ridurre la dipendenza energetica, la domanda globale rimane forte. Mosca prevede di trarre maggiori profitti quest'anno dalle sue esportazioni. Sanzioni permettendo.

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