Impiegata veneta diventa “sergente di Hitler”, indagata dalla Digos

sergente-di-hitler

È rimasta a dir poco sorpresa la signora Antonella Pavin, impiegata 48enne di Curtarolo in provincia di Padova, quando alle prime ore del 28 novembre la Digos ha bussato alla sua porta cercandola tramite il nome con cui era solita farsi chiamare sui social network: sergente di Hitler. Già perché quella che appare all’esterno come una tranquilla madre di famiglia avrebbe in realtà fatto parte del presunto Partito Nazionalsocialista Italiano, del quale sarebbe stata a capo della sezione veneta.

Parla la “sergente di Hitler”

Ai microfoni dei giornalisti, la donna lascia intendere di non essere quella che si potrebbe definire una persona insospettabile, raccontando della sua passione sfrenata per il nazismo e per la figura di Adolf Hitler: “Sono una fan di Adolf Hitler, che c’è di male? Sono affari miei ciò che penso in ambito politico”.

L’attività social della 48enne non si svolgeva però sul popolare Facebook, bensì sulla piattaforma russa VKontakte, già celebre per essere punto di riferimento su internet di numerosi militanti d estrema destra e filo putiniani. È proprio sul social russo che la Pavin si fa notare per alcune frasi in cui affermava di voler dare fuoco ai nomadi e di sperare che un suo spasimante uccidesse l’ex presidente della Camera Laura Boldrini: “Non ho mai fatto del male a qualcuno, non sono una sovversiva, mica faccio le stragi. Quelle sono soltanto frasi scritte su un social network, e se mi va di scrivere qualcosa sono libera di farlo proprio perché nessuno si fa male”.

Il negazionismo dell’Olocausto

Nel repertorio della signora non potevano ovviamente mancare le affermazioni negazioniste in merito all’Olocausto, che secondo la Pavin sarebbe stata soltanto una messinscena: “Non credo all’Olocausto. Non esistevano le camere a gas ad Auschwitz o in altri posti del genere. E nei campi di concentramento non si stava così male: c’erano perfino le piscine. Ci sono le prove di quel che dico”.

La donna però smentisce di essere mai stata al vertice del cosiddetto Partito Nazionalsocialista Italiano, ma di averne soltanto fatto parte dal 2017 fino al 2018: “Sono stata tirata in ballo da altri indagati che cercano così di scaricare le loro colpe. […] Li sfido a trovare la mia firma in calce a un documento”. Lo stesso movimento di estrema destra secondo la 48enne sarebbe stato poco più che un gioco: “Mica era un partito vero, era una cosa senza alcuna forza politica, nata su internet”.

Nell’avviso di garanzia che è stato comunicato alla donna, si legge peraltro che l’indagata possa detenere nella sua abitazione armi da fuoco, strumenti atti a offendere o esplosivi, ma nessuna di queste cose è stata rinvenuta dagli uomini della Digos durante la loro perquisizione.