Imprese: Cida, maggiore cultura manageriale per valorizzare competenza e merito

Imprese: Cida, maggiore cultura manageriale per valorizzare competenza e merito

Roma, 8 giu. (Labitalia) – Presentati i risultati delle rilevazioni sulla meritocrazia nei rapporti di lavoro. L’indagine ha riguardato oltre 1.600 manager in Italia, per il 69% dirigenti, per il 14% quadri e per la restante parte liberi professionisti o in altre situazioni lavorative. Circa l’83% del campione raggiunto dalla ricerca, condivide l’affermazione che il merito non è tenuto in sufficiente considerazione in Italia e che le persone meritevoli non ottengono i giusti riconoscimenti. Percentuale che si attesta all’80% per gli uomini e che sale all’89% per le donne.

“Riconoscere e premiare il merito, valorizza la professionalità e le competenze, e consente un aumento della produttività dell’intero sistema-Paese: per ottenere questi risultati occorre avere una maggiore cultura manageriale, nel privato e nel pubblico”. Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di Cida, la confederazione dei dirigenti e delle alte professionalità, commentando la ricerca commissionata ad AstraRicerche sulla meritocrazia, arricchita da un’analisi del centro di consulenza aziendale Mercer, dedicata all’mbo, la parte variabile della retribuzione di quadri e dirigenti legata al raggiungimento dei risultati e considerata come il principale investimento dell’impresa per indirizzare i comportamenti delle persone.

“Il lavoro di ricerca – ha spiegato Maria Cristina Origlia, presidentessa dell'associazione – nasce da un progetto lanciato dal Forum della meritocrazia, associazione di riferimento a livello nazionale, nata nel 2011 per diffondere e rendere strutturale la cultura del merito in Italia, con l'obiettivo di far maturare lo stile di leadership all'interno delle organizzazioni, pubbliche e private, incentivando ad assumere criteri meritocratici, trasparenti e condivisi, nella selezione e valutazione delle persone . Crediamo che la scelta di legare i criteri esg (impatto ambientale, sociale e governance) agli mbo dei manager per accelerare la svolta sostenibile, sia la strada migliore per perseguire la svolta meritocratica”.

“Dalla ricerca – ha continuato Mantovani – emergono anche significative divergenze nel rispondere ai quesiti. Ad esempio, c’è un approccio più pessimista da parte della platea femminile del campione su come il merito viene riconosciuto ed apprezzato negli ambienti di lavoro, che la dice lunga su quanta strada la parità di genere deve ancora compiere, anche nel mondo del management. Altro sensibile divario riguarda la diversa percezione fra pubblico e privato: per l’86,3% degli intervistati in Italia il merito è del tutto non applicato nella Pubblica Amministrazione. Una situazione di sofferenza che si esplicita nella richiesta di introdurre forme di mbo nell’ambito del lavoro pubblico: la sua mancanza viene vissuta come una grave privazione (89,4%) anche perché aiuta a migliorare la partecipazione, i risultati del team e dell’intera organizzazione”.

L’indagine si conclude con le proposte dei manager per rendere più efficace il riconoscimento del merito: valutare in maniera più oggettiva (tramite KPI); adottare criteri di valutazione trasparenti; estendere il più possibile il riconoscimento del merito anche ai livelli più bassi; avere una maggiore cultura manageriale orientata al riconoscimento del merito.

E ancora: far comprendere agli imprenditori che la meritocrazia, oggettivamente misurabile, migliora il rendimento delle persone e delle performance aziendali; avere un ventaglio più ampio di strumenti meritocratici, senza limitarsi soltanto all’mbo, ma inserire anche percorsi di carriere con opportunità di crescita; agganciare le valutazioni a percorsi formativi ad hoc sulla base dei punti di debolezza riscontrati; individuare obiettivi chiari, realmente perseguibili, comunicati per tempo e non variabili in corso d'opera. "Le competenze manageriali e la meritocrazia sono fattori determinanti per la ripresa del Paese", ha concluso Mantovani.