Imprese digitali: nel largo consumo l’Edi resiste alla pandemia

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Milano, 10 nov. (askanews) – Durante l’anno della pandemia le imprese già digitalizzate, hanno risposto meglio al dirompente cambiamento in atto. In questo contesto, un indicatore significativo è l’Edi, l’Electronic data interchange, ovvero lo scambio di documenti in formato elettronico, che ha mostrato una sostanziale tenuta rispetto all’anno prima. Inevitabilmente la crescita della dematerializzazione dei documenti è stata condizionata da diversi fattori, a partire dalle restrizioni alle vendite e alla circolazione delle merci, ma i segnali sono positivi per Massimo Bolchini, standard development director di GS1 Italy, che ha contato quasi 8 mila aziende e circa 68 milioni di messaggi scambiati con i propri standard Edi: “C’è stato sicuramente un piccolo incremento del numero di documenti scambiati del 4-5 percento, qualche azienda in più, 3-4% in più, però diciamo che non è che abbiamo avuto degli scossoni né in incremento dell’Edi nè in decremento dell’Edi. D’altro canto la digitalizzazione in generale oltre l’Edi ha aiutato le aziende durante la pandemia, quindi chi era già su un percorso di digitalizzazione si è trovato meno spiazzato chi invece non lo era o si è adattato a cominciare da questo percorso oppure qualche problema l’ha avuto”.

A confermare questo divario la nuova edizione del “Monitoraggio dell’uso dell’EDI nel largo consumo in Italia”, che GS1 Italy realizza annualmente con la School of Management del Politecnico di Milano. Lo scorso anno il 45% delle imprese che avevano già adottato almeno una tecnologia per la digitalizzazione ha registrato fatturati stabili o in aumento, mentre l’81% di quelle che non erano ancora pronte li ha visti calare. Rispetto all’Edi, in Italia le imprese sono rimaste stabili a 19mila col largo consumo confermatosi il settore più strategico, primo nell e-commerce B2B. Nell ambito degli standard Edi di GS1 Italy, accanto ai risultati in lieve crescita da consolidare, indicazioni promettenti arrivano da un nuovo comparto: “La prospettiva migliore per i nostri standard arriva da un nuovo settore, il foodservice, nel quale abbiamo iniziato un anno e mezzo due anni fa un attività di diffusione, di spinta all’utilizzo dei nostri standard partendo anche dall’identificazione, in quel settore l Edi è asse portante dell’efficienza e devo dire che nel 2020 c’è stata una novità molto interessante perché le aziende hanno cominciato a utilizzare uno dei nostri standard per la gestione delle anagrafiche degli attori che entrano in gioco nelle relazioni commerciali”.

La pandemia, come è noto, è stata un pungolo per le imprese italiane, quasi la metà delle quali, secondo i dati dell Osservatorio Digital B2b del Politecnico di Milano, ha avviato nuovi progetti di digitalizzazione. In questo solco GS1 Italy punta a lavorare per spingere l’Edi anche nella logistica

“Vorremmo portare la stessa efficienza che portiamo all’interno delle aziende, produttori e distributori del nostro ecosistema, anche all’interno degli operatori logistici per far sì che tutto il processo dall’ordine alla consegna sia un processo efficiente perché spesso nella parte logistica l’efficienza che porta l’Edi alle volte viene vanificata oppure non viene abbastanza sfruttata”.

Ora nuova spinta alla digitalizzazione delle imprese dovrebbe arrivare con i contributi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, contributi che potrebbero creare un contesto fertile anche per la crescita dell’Edi “L’Edi lo si dovrebbe adottare perché porta benefici in se e per sé. Credo che però si deve lavorare molto anche sulle infrastrutture in modo tale che quelle infrastrutture che oggi generano dei costi per l’Edi domani costino di meno siano più efficienti e quindi in qualche modo abbassino anche questi costi”.

Un modo, l’aumento dell’efficienza del sistema, per diffondere anche una cultura della digitalizzazione base necessaria per ogni cambiamento

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