Imputato per omicidio 2003, teste dal Cile: è solo un pizzaiolo

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Roma, 4 feb. (askanews) - "Non è un assassino, ma solo un pizzaiolo". Arriva dal Cile la voce che potrebbe scagionare Antonio Prinno, in carcere a Napoli per un omicidio avvenuto a Boscoreale la sera del 4 dicembre 2003. E' una voce che arriva dall'altra parte dell'oceano quella che potrebbe ribaltare le sorti del processo che comincerà domani davanti al tribunale di Napoli. La testimonianza a sorpresa è quella di una donna cilena che è la legale rappresentante dell'hotel San Remo di Arica, in Cile. Secondo quello che ha in animo di riferire anche davanti ai giudici il signor Antonio Primo è stato "continuativamente" ospite dell'albergo dal 13 Novembre 2003 al 23 febbraio 2004. A riprova di questo ci sono le parole di altri che potrebbero riferire sulle stesse circostanze e poi c'è il registro ufficiale della locanda che guarda il porto di Arica "autenticata da un notaio" e trasmesso in copia al difensore di Prinno, l'avvocato Mauro Danielli.

Quella sera di dicembre del 2003 venne ucciso Ciro Russo. Venne ammazzato davanti alla giovanissima moglie e nella foga di sparare i killer ferirono anche per errore due ignari passanti. A Prinno gli inquirenti sono arrivati dopo una serie di dichiarazioni di 'pentiti' che hanno collocato quel delitto negli interessi del clan camorristico 'Misso-Mazzarella'. Ed inoltre il suo cognome, la sua famiglia, i suoi fratelli, tutta la sua storia, è connessa agli affari loschi o meno della zona di Rua Catalana. L'uomo, che risultava latitante dal 2014 ed è stato catturato in Marocco nel marzo del 2019, si dice però innocente. Da diversi anni e non solo dalla data delle sue ricerche ufficiali aveva iniziato a vivere all'estero. Prima negli Usa e poi in Sud America. In Marocco ci era arrivato sempre seguendo il suo lavoro di pizzaiolo e commerciante. "Nulla di illegale", sottolinea il penalista Danielli.

Ciro Russo aveva 27 anni quando venne ucciso. Figlio ed erede di Domenico Russo, detto "Mimi' dei cani", boss dei Quartieri Spagnoli di Napoli, a a sua volta fatto fuori in un agguato a colpi di kalashnikov, nella sua roccaforte, l'8 gennaio del 1999. Prinno dopo esser stato preso in Marocco è rimasto nelle carceri del Nord Africa per quasi 9 mesi. La sua unica speranza - si spiega - è stato il legame con la moglie e la presenza del figlioletto. Ai poliziotti il pizzaiolo non ha mostrato documenti falsi. "Nel corso dei lunghi anni lontani da Napoli ha sempre usato i documenti ufficiali - continua il difensore - Ed inoltre non ha intrecciato alcun legame con bosso o malaffare. Un atteggiamento molto particolare per un presunto killer di Camorra".

Non c'è un identikit da smentire dell'agguato. Gli assassini di Russo agirono a volto coperto o comunque coperti da grossi cappelli scuri. Il secondo sicario, dopo Prinno, venne arrestato successivamente. E' morto da tempo. Quando 'Antonio il pizzaiolo' venne arrestato il ministro dell'interno Salvini scrisse su Twitter "E' un bel regalo per tutti gli italiani". Al momento della cattura era ad Ourika, nei pressi di Marrakech. Viveva in un casale in campagna ed andava spesso in autobus a lavoro. Nello spiazza davanti la casa allevava un cavallo.