In coma per un dente, la moglie: «Farò come Englaro»

«Adesso capisco Beppino Englaro, voglio seguire la sua strada». A parlare è Irene Sampognaro, 40 anni, un'insegnante di Catania. Esattamente un anno fa il marito, Giuseppe Marletta, architetto di 42 anni, venne ricoverato all’Ospedale Garibaldi per togliere due punti metallici da un dente: da allora è entrato in coma e ora è in stato vegetativo, alimentato con un sondino.

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Ora Irene protesta davanti ai cancelli del centro ospedaliero, dove è cominciato tutto. «Voglio che tutti sappiano quanto sono crudeli le nostre istituzioni, che di fronte a un allucinante caso di malasanità non riescono a garantire né giustizia né adeguata assistenza». Irene ha due bambini. «Mia figlia piccola ha un anno ed è stata tra le braccia del padre solo per un mese, non è giusto».

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«Non ho avuto né giustizia né assistenza», dice la moglie, «A questo punto è meglio farlo morire. Sono pronta a sospendere l’alimentazione forzata perché lo Stato ha ucciso mio marito e poi lo ha abbandonato al suo destino. Per tornare indietro sulla mia decisione voglio che lo Stato, responsabile di questa tragedia, si faccia almeno carico della cura e dell’assistenza ai massimi livelli. E invece sono stata lasciata da sola e ho difficoltà a garantire a mio marito persino quel poco di assistenza che ha avuto fino ad oggi».

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Anche l'inchiesta per malasanità si è arenata e i sanitari continuano a restare al loro posto. Irene è consapevole del lungo calvario che la aspetta, delle difficoltà che dovrà affrontare per poter arrivare a staccare la spina al marito. Ha già consultato diversi legali.

Giuseppe Marletta è ricoverato in una struttura convenzionata con l’Azienda sanitaria, dove però la moglie deve farsi carico di una parte dei costi. «Sono mille euro al mese, praticamente tutto il mio stipendio di insegnante», denuncia. «Ho chiesto aiuto al ministro della salute, all’assessore alla sanità Massimo Russo, alle istituzioni locali. Tutti mi hanno sbattuto la porta in faccia. Eppure mio marito è stato ucciso da un ospedale pubblico. Perché nessuno paga?».

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