In ginocchio sulla tomba di Mussolini e post contro le donne: militante della Lega nei guai

Andrea Lorusso. Fonte: Facebook
Andrea Lorusso. Fonte: Facebook


Andrea Lorusso, portavoce di Chiara Caucino, assessore regionale leghista ai Bambini e al Welfare in Piemonte, è finito nell'occhio del ciclone dopo aver pubblicato sul proprio profilo Facebook una serie di immagini e messaggi controversi.

Tra le immagini postate, in particolare, compare quella dello stesso militante leghista Lorusso inginocchiato e con le mani giunte in segno di preghiera davanti alla tomba di Benito Mussolini a Predappio. La foto è accompagnata dalla seguente didascalia: "Io non ho tradito".


Ma ad alzare il polverone, oltre all'immagine a Predappio, sono state alcune frasi pubblicate da Lorusso nel 2010 sulle donne, tra cui: "La donna deve obbedire, parole e pensieri di Benito Mussolini: nel nostro Stato essa non deve contare". Frasi da cui d'altronde hanno preso le distanze sia il governatore piemontese Alberto Cirio, sia lo stesso assessore Chiara Caucino di cui Lorusso è portavoce. "Ovviamente io mi dissocio da tutto. È lontanissimo dalla mia visione, io sono distantissima da una visione fascista del mondo. Non mi rappresenta in alcun modo e non mi apparterrà mai. Sto valutando, era un post di 10 anni fa, lui aveva 18 anni, deciderò cosa fare", ha annunciato la Caucino.


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Lorusso ha poi voluto spiegarsi su Facebook: "Non sono un fascista, forse la mia colpa è di non essere stati nello schieramento degli anti. Mi mortifica il massacro mediatico a cui sono stato sottoposto, i commenti velenosi e le congetture".

"Ho pubblicato sempre foto irriverenti e citazioni scomode - continua il messaggio - la mia è pura e semplice provocazione intellettuale, un andare controcorrente. Addirittura ho letto un post che non avevo la più pallida idea di aver condiviso, del 13 Marzo 2010. Una citazione di Mussolini sullo stato delle donne durante il Ventennio. Non è un pensiero che mi appartiene e mi sento anche ridicolo a doverlo specificare. Goliardate da ragazzo, in un Paese che pensavo civile e democratico".


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