In Lombardia salgono i contagi, a rischio la riapertura

Gente durante l'ora dell'aperitivo nella zona dei navigli e darsena, Milano, 26 maggio 2020. ANSA/MATTEO CORNER (Photo: ANSA)

Il numero dei morti torna a salire sopra le cento persone, di cui 58 sono in Lombardia, territorio più colpito dal Coronavirus. Dei 584 tamponi positivi rilevati oggi in tutta Italia, la maggior parte, 384 nuovi positivi, si trovano nella regione guidata da Attilio Fontana, avvolta nel dilemma se aprire il 3 giugno insieme al resto dell’Italia o aspettare ancora qualche giorno. Le prossime quarantotto ore saranno determinanti.

Venerdì sera infatti arriverà sulla scrivania del ministro della Salute il report dell’andamento epidemiologico di questa settimana e solo allora, sulla base di tabelle e algoritmi, sarà possibile prendere una decisione. Ancora nulla di ufficiale ma un’apertura posticipata della Lombardia nessuno si sente di escluderla. Forse anche del Piemonte. Anche il governatore Fontana preferisce la cautela a un’accelerazione che potrebbe portare nel giro di pochi giorni a una nuova ondata, quindi a un nuovo lockdown che a questo punto metterebbe a serio rischio l’intera stagione estiva. “Meglio aspettare qualche giorno, far abbassare ancora la curva dei contagi e salvare i piccoli e medi commercianti e il turismo”, è questo il ragionamento che prende forma nelle ultime ore. Ragionamento che il presidente della Lombardia e il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia hanno condiviso in un faccia faccia. Purché, ha chiarito Fontana, si tratti solo di una decina di giorni. Per adesso la Lombardia non vuole andare allo strappo con l’esecutivo, fermo restando che bisognerà attendere almeno di dati venerdì sera.

 

A Milano il numero dei nuovi contagiati è triplicato rispetto a ieri. Ed è per questo che il sindaco Giuseppe Sala ha vietato la vendita di alcol da asporto dopo le 19 e ora freme per sapere cosa succederà dal 3 giugno. Se la Lombardia riaprirà o meno e in che modo. È proprio il sindaco della città della Madonnina che si è intestato la battaglia contro chi vorrebbe ostacolare l’ingresso di lombardi e piemontesi nella propria regione: “Me ne ricorderò quando andrò in vacanza”, dice.

Luigi De Magistris vorrebbe che i cittadini provenienti dalla Lombardia e dal Piemonte entrassero a Napoli solo se muniti di tampone negativo. Christian Solinas, a chi arriva in Sardegna, vorrebbe chiedere la patente sanitaria, quindi il test sierologico che certifichi che non si è affetti da Coronavirus. La Sicilia sta ancora decidendo se esigere o no il patentino di buona salute. In ballo in alcune regioni c’è anche l’obbligo di quarantena per chi arriva dal Nord d’Italia, più colpito dal Covid. La tentazione di andare in ordine sparso c’è sempre, in quella che è ormai da tempo una battaglia tra governatori meridionali e quelli settentrionali. Se ne discute già adesso e se ne discuterà nei prossimi giorni dati alla mano. Per ora il ministero della Salute frena ogni tipo di iniziativa: “Non esiste e non esisterà nessuna patente sanitaria”, si apprende da fonti interne: “Se si decide di aprire una regione non ci saranno restrizioni né in entrata né in uscita”. Discorso diverso invece se i dati di questa settimana dovessero dimostrare che una o due regioni dovessero rimandare la riapertura. Sotto osservazione, come si è detto, ci sono Lombardia e Piemonte. Disponibili a rinviare, ma non troppo.

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