Inaugurazione Biden, la paura della fusione fra milizie e militari

Gianni Riotta
·Giornalista e conduttore televisivo
·2 minuto per la lettura
TOPSHOT - A Capitol Police officer stands with members of the National Guard behind a crowd control fence surrounding Capitol Hill a day after a pro-Trump mob broke into the US Capitol on January 7, 2021, in Washington, DC. (Photo by Brendan Smialowski / AFP) (Photo by BRENDAN SMIALOWSKI/AFP via Getty Images) (Photo: AFP via Getty Images)
TOPSHOT - A Capitol Police officer stands with members of the National Guard behind a crowd control fence surrounding Capitol Hill a day after a pro-Trump mob broke into the US Capitol on January 7, 2021, in Washington, DC. (Photo by Brendan Smialowski / AFP) (Photo by BRENDAN SMIALOWSKI/AFP via Getty Images) (Photo: AFP via Getty Images)

“Ti ricordi dell’attentato a Sadat?”. La voce del mio amico, un dirigente del partito democratico assai esperto di Italia, suona al telefono da Washington tesa, incerta. La capitale americana, alla vigilia del giuramento del nuovo presidente democratico, Joe Biden, il 20 gennaio, mercoledì, è in stato d’assedio, 25.000 uomini e donne della National Guard, in assetto da guerra, con blindati, jeep, elicotteri, posti di blocco, barriere in cemento armato vigilano perché i terroristi che hanno devastato il Congresso il giorno dell’Epifania restino lontani.

Ieri era stata annunciata la Marcia delle Milizie, manifestazioni nei vari parlamenti statali, per protestare contro l’elezione di Biden e della sua vice, Kamala (pronuncia Kohmala) Harris, e in solidarietà con il presidente uscente Donald Trump. Benché mascherati, con in spalla i mitra militari M 16, elmetto e giubbotti antiproiettile in Kevlar, i miliziani non hanno però raggiunto l’ambita quota di un milione, agognata dagli organizzatori, e si son visti in poche città, sparuti gruppi di untorelli, più da selfie al bar che da colpo di stato.

Eppure, il mio amico, nella città che mai, dall’11 settembre di venti anni fa, quando Al Qaeda colpì il Pentagono, quartiere generale militare degli Stati Uniti, ha visto stazioni della metropolitana sbarrate, militari controllare i passanti, “Documenti?”, auto perquisite in ingresso o uscita, ponti chiusi, non si sente rassicurato dallo schieramento di forze, una frazione sarebbe bastata a mandare a gambe levate i teppisti che cacciavano il vicepresidente Pence e la Speaker della Camera per linciarli o prenderli in ostaggio. Perché Sadat dunque? Dopotutto, fin qui, le truppe hanno solo arrestato Guy Berry, ventiduenne della Virginia, trovato al 200 di Massachusetts Avenue NE con cinturone, fondina, pistola Glock 22, tre caricatori e altre...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.