Incastrato da Dna 14 anni dopo stupro: condannato a 13 anni

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Ibrahim Jalel, incastrato 14 anni dopo dal Dna e accusato dello stupro e della rapina commessa il 20 agosto 2006, in zona Porta Vittoria a Milano, contro una donna all'epoca dei fatti 41enne, è stato condannato a 13 anni e 4 mesi di carcere, più una multa di 3 mila euro. Lo ha deciso il giudice Sara Cipolla, al termine del processo con rito abbreviato, accogliendo di fatto le richieste del pm Alessia Menegazzo che aveva chiesto una condanna di 15 anni e 4 mesi di carcere.

L’imputato non era presente al momento della sentenza le cui motivazioni saranno rese note tra 90 giorni. Il caso è stato un vero ‘cold case’: dopo anni di indagini senza risultati, il 30 novembre 2020 la svolta arriva dagli specialisti del Ris di Parma che comunicano ai carabinieri della compagnia Porta Monforte di aver un ‘match’, ossia il profilo genetico maschile trovato su un mozzicone di sigaretta sul luogo della violenza combacia con quello dell’imputato, già detenuto a San Vittore per altra causa, presente nella Banca dati del Dna.

Secondo le indagini degli investigatori, quella mattina di agosto del 2006 dopo aver seguito la vittima diretta alla fermata dell’autobus per andare al lavoro, l’uomo l’avrebbe afferrata da dietro e l'avrebbe gettava oltre la recinzione di un cantiere, quindi in una zona coperta dai cespugli l’avrebbe costretta a subire lo stupro, minacciandola con una grossa pietra.

L’uomo di origine algerina, oggi 49enne, avrebbe anche rapinato la donna di una catenina in oro, della somma di 20 euro e del telefono cellulare. L’imputato si è sempre dichiarato innocente, ma la sua versione non è stata creduta: per lui oggi è arrivata la sentenza di condanna.

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